Nel cuore della Napoli del dopoguerra, una figura di straordinaria dedizione si erge come fondamentale per la creazione dell’Ospedale Evangelico Villa Betania: il dottor Teofilo Santi, medico metodista, Direttore e Presidente dell’ospedale. La sua storia personale è intrecciata con una profonda eredità di solidarietà e impegno evangelico.
Il medico proveniva da una famiglia evangelica che aveva una lunga tradizione di servizio e testimonianza. Suo padre, il Pastore Riccardo Santi, aveva fondato nel lontano 1905 la “Casa Materna” a Portici, un istituto educativo per i minori soli e abbandonati.
Teofilo Santi, il medico di Portici che fece la differenza nel dopoguerra
Questo ambiente familiare lo influenzò profondamente, plasmando il suo carattere, il suo spirito e la sua missione di vita: dedicare se stesso agli altri, soprattutto ai più bisognosi e sofferenti. Il che lo portò, anni più tardi, a muovere passi fondamentali per la creazione di quello che oggi è uno degli ospedali di riferimento di Napoli.
Nel periodo postbellico, Napoli era una città segnata dalla miseria e dalla disperazione. Il dottor Santi, in sintonia con l’idea delle chiese evangeliche napoletane e in onore al suo compianto fratello, l’avvocato Fabio Santi, che era prematuramente scomparso nel 1956, decise di trasformare un sogno in realtà.
Fondò l’Ospedale Evangelico Villa Betania a Ponticelli, un quartiere emarginato privo di strutture sanitarie, con l’obiettivo di offrire cure mediche solidali e gratuite per tutti. La strada verso l’inaugurazione dell’ospedale, avvenuta il 20 ottobre 1968, fu costellata da sfide e difficoltà. Tuttavia, questo traguardo fu raggiunto grazie al contributo generoso delle chiese evangeliche italiane e alla solidarietà delle comunità protestanti di tutto il mondo.
Lo spirito samaritano e la vocazione evangelica del dottor Teofilo Santi permeavano la sua intera esistenza e furono gli stessi principi che ispirarono la nascita dell’Ospedale Evangelico Villa Betania. Questa istituzione rappresenta un faro di speranza e solidarietà nella Napoli contemporanea, un testimone vivo dell’importanza di mettere gli altri al centro del proprio impegno, soprattutto coloro che soffrono e sono emarginati.