Napoli, città di storia e cultura, è sede di numerosi luoghi che raccontano le sue radici antiche. Tra questi c’è l’Ospedale degli Incurabili, un istituto che non solo ha servito la comunità, ma che ha anche un nome che affonda le sue radici in un passato ricco di significati.
La struttura sorge sulla collina di Caponapoli, identificata con l’acropoli dell’antica città di Neapolis. Proprio il suo nome ha spesso attirato le attenzioni dei curiosi, che si sono chiesti come mai una struttura ospedaliera potesse chiamarsi così.
La storia e la fondatrice dell’istituto
La storia di quest’ospedale risale al XVII secolo. Il termine Incurabili all’apparenza potrebbe non sembrare rassicurante proprio perché collegato ad una struttura di accoglienza per malati.
Il 23 marzo 1522, Maria Longo avviò un’impresa storica. Vedova di un funzionario di corte, decise di fondare un ospedale per i malati disperati, spesso considerati incurabili. In particolare in questa struttura si curavano i sifilitici, considerati senza speranza nel ‘500, che non potevano essere curati altrove o per mancanza di disponibilità economica.
La donna spagnola, dopo un pellegrinaggio, decise di dedicarsi a Dio e costruire l’Ospedale degli Incurabili come luogo antico di cura. Nel ‘600, divenne un’eccellenza europea, diviso in reparti separati per uomini e donne.
Un’innovativa regola proteggeva le partorienti, permettendo alle donne di qualsiasi rango di partorire in anonimato, affidando i neonati all’ospedale. Successivamente, i bambini venivano accuditi nella Chiesa dell’Annunziata, dove si trovava la famosa “ruota dei trovatelli“.
L’origine del nome “Incurabili”
Il termine “incurabili” può apparire enigmatico o persino pessimistico, ma il suo significato racconta una storia di dedizione e speranza. Nel contesto dell’epoca in cui è stato coniato il nome, il concetto di “incurabile” non aveva la stessa connotazione che ha oggi.
Piuttosto, faceva riferimento a coloro che erano affetti da malattie croniche o gravi, che richiedevano cure prolungate e assistenza costante.
Il nome stesso è un tributo all’impegno di offrire assistenza a coloro che erano considerati “incurabili” in un senso più ampio, creando un luogo in cui avrebbero ricevuto cura e sostegno nei momenti di difficoltà.