Perché Mazzone a Napoli si dimise dopo 4 partite: cosa successe

Carlo Mazzone perché andò via dal Napoli

Solo pochi giorni fa, il 19 agosto, Carlo Mazzone è scomparso a 86 anni. Il tecnico ha avuto una breve esperienza nel Napoli durante la stagione 1997-1998.

“La mia più grande delusione nella vita è legata al Napoli – aveva dichiarato in più interviste -. Ho dei meravigliosi ricordi ma purtroppo fu una stagione maledetta per noi. Avevo sperato che le cose sarebbero andate diversamente ma alla fine ho dovuto rassegnare le dimissioni dopo sole quattro sconfitte”. 

Mazzone aveva poi aggiunto: “Rinunciare al mio stipendio era il minimo che potessi fare. Mi preme sottolineare che sono un romanista nell’anima. Nonostante la mia breve permanenza e il poco tempo che ho passato qui, ho sviluppato un grande affetto per il Napoli. Dopo la Roma il Napoli è nel mio cuore. Auguro il meglio agli azzurri per sempre”. 

Perché Carlo Mazzone a Napoli diede le dimissioni dopo 4 partite

Carlo Mazzone aveva appena subìto la sua quarta sconfitta consecutiva in campionato, questa volta contro il Lecce. Dopo la partita, senza dire una parola alla squadra sulle sue intenzioni, si era rivolto ai giornalisti: “Ora basta, la società deve intervenire. Questa storia dei rinforzi sta diventando ridicola”.

Da giorni, Mazzone aveva consegnato al direttore sportivo una lista di dieci giocatori di cui il Napoli avrebbe dovuto assicurarsi almeno due o tre, almeno così sperava.

I nomi sulla lista erano quelli che circolavano da un po’ di tempo: Muzzi del Cagliari, Cappioli e Bia dell’Udinese, Milanese del Parma. Nel frattempo, il viaggio di alcuni emissari in Inghilterra per trattare con l’attaccante danese Beck era saltato.

Mazzone, dalla sua residenza ad Ascoli, dove trascorreva il suo giorno di riposo, prese una decisione radicale: “In Italia, dopo quattro sconfitte, un allenatore dovrebbe sentirsi moralmente obbligato a dimettersi, prima che la società lo licenzi”, aveva poi spiegato a quelli che cercavano di capire la sua scelta poco dopo aver inviato le dimissioni al quartier generale del club all’ombra del Vesuvio.

“Se fossi stato attaccato alla mia poltrona, avrei aspettato la partita contro la Fiorentina, in programma domenica prossima al San Paolo. Ma no, ho agito in linea con il mio carattere. Non ci sono altre ragioni, la questione dei rinforzi non c’entra”, aveva concluso Mazzone. La sconfitta contro il Lecce, era stata troppo per un uomo come lui, orgoglioso e mai così umiliato dai risultati.