La leggenda del ‘pertuso’ di Port’Alba: cosa fecero i napoletani

cosa facevano i napoletani a Port'Alba

La città di Napoli è famosa per la sua ricca storia, la cultura vivace e le tradizioni uniche.

Tra le storie più affascinanti che circolano per le strade della città, c’è la leggenda del “pertuso” di Port’Alba, una delle porte più antiche e affascinanti di Napoli

Dove si trova questa antica porta e quali sono le sue origini

Port’Alba, situata sul lato sinistro di piazza Dante, apre le porte del centro storico e al maestoso Decumano maggiore, dove si trova una breve strada che conduce a piazza Bellini. Questa zona era conosciuta come “largo Sciuscelle” grazie alla presenza degli alberi di carrube.

La sua storia risale a secoli fa e la costruzione fu più una soluzione pratica che una creazione innovativa. All’interno delle antiche mura angioine, fu ufficialmente eretta nel 1625 su richiesta del viceré spagnolo, duca d’Alba.

Si dice che i napoletani, stanchi di dover compiere lunghi giri per evitare le mura aragonesi, crearono un “pertuso” (ovvero un varco) in questo luogo, attraverso i massicci mattoni, per tagliare la strada.

Le attività commerciali svolte dai napoletani e la famosa leggenda di Maria ‘a Rossa

Port’Alba è stata sempre una zona con molte attività commerciali. Oggi è ancora considerata il cuore del settore librario, anche se purtroppo le librerie sono meno numerose rispetto al passato.

All’ingresso della via, dalla parte di piazza Bellini, si trova una vecchia targa del 1796 che minacciava sanzioni pecuniarie e ammende per chi avesse ostruito il passaggio, ma i napoletani, hanno aperto numerose botteghe.

Port’Alba è anche famosa per ospitare la più antica pizzeria di Napoli, la “pizzeria Port’Alba“, dove è possibile assaporare la tradizionale pizza a portafoglio.

La leggenda, narra del tragico amore tra Michele, un conciatore di pelli, e Maria, una giovane donna dai capelli rossi. Nonostante vivesse dall’altra parte delle mura cittadine, l’apertura di Port’Alba sembrava promettere un futuro felice per la coppia. Tuttavia, la loro gioia fu interrotta da una forza misteriosa la notte delle nozze, che immobilizzò Michele e spinse Maria a cercare vendetta attraverso la stregoneria.

Questa scelta la fece diventare la strega di Port’Alba e portò alla sua tragica condanna: fu imprigionata in una gabbia appesa sotto Port’Alba, dove morì di fame e sete di fronte a tutti.

Ancora oggi si dice che il suo pianto risuoni di notte tra i vicoli circostanti, ma il motivo esatto della loro separazione rimane avvolto nel mistero.