Le Quattro Giornate di Napoli rappresentano un punto fondamentale della storia della città partenopea. Che mostra fino in fondo il senso di appartenenza di un popolo che mai si è piegato di fronte agli oppressori, in particolar modo ai tedeschi durante l’occupazione avvenuta nella Seconda Guerra Mondiale.
Proprio la data del 9 settembre è ricordata come il primo passo che portò l’intera città alla ribellione contro gli occupanti, che in quel 1943 mostrarono il peggio di quello che un conflitto possa far emergere.
Cosa è accaduto a Napoli il 9 settembre del 1943
Il 9 settembre, intorno alle 16.00, in via Foria a Napoli, truppe tedesche cercarono di requisire armi lunghe da parte di militari e agenti di pubblica sicurezza, alcuni dei quali erano in abiti civili. Inizialmente, gli italiani fuggirono, ma quando un veicolo blindato arrivò sulla scena, reagirono con un agguato, catturando il mezzo e circa venti soldati tedeschi.
Tuttavia, su ordine del Comando Militare Italiano, questi ultimi furono rilasciati poco dopo, mentre i militari italiani subirono sanzioni. Nella stessa giornata, alcuni cittadini si scontrarono con le truppe tedesche presso il Palazzo dei Telefoni e in via Santa Brigida, riuscendo a metterle in fuga.
Durante quest’ultimo scontro, un carabiniere si trovò costretto a fare uso della sua arma per difendere un negozio da un tentativo di saccheggio da parte di alcuni soldati. Da quel momento in poi Napoli si ribellò ad una situazione opprimente, arrivando a compiere una vera impresa con le storiche Quattro Giornate di Napoli dal 27 al 30 settembre del 1943.
Cosa accadde nei giorni seguenti
Il 10 settembre, tra piazza del Plebiscito e i giardini del Molosiglio, si verificò il primo conflitto significativo, nel quale militari italiani e alcuni cittadini di Napoli riuscirono a impedire il passaggio di alcuni veicoli tedeschi. Questi scontri causarono la perdita di tre marinai e tre soldati tedeschi.
L’11 settembre, sulla Riviera di Chiaia, un piccolo reparto tedesco assaltò un distaccamento di Pubblica Sicurezza ospitato in un albergo, utilizzando mitragliatrici. Gli agenti risposero con i loro moschetti mod. 91, scesero in strada e costrinsero i tedeschi a arrendersi. Nel frattempo, i tedeschi catturarono e affondarono numerose navi italiane nelle acque e nel Porto di Napoli.
Il 12 settembre, decine di militari furono uccisi per le strade della città, e circa 4.000 persone, tra militari e civili, furono deportate per il “lavoro obbligatorio”. Il colonnello Walter Scholl, che aveva assunto il comando delle forze armate occupanti in città, impose il coprifuoco e dichiarò lo stato d’assedio, ordinando l’esecuzione di cento napoletani per ogni tedesco ucciso in azioni ostili alle truppe tedesche.