Parco Verde di Caivano, come è diventato territorio della camorra

Parco Verde di Caivano

Il Parco Verde di Caivano è tristemente noto a causa della presenza forte della criminalità organizzata e negli ultimi tempi è tornato prepotentemente protagonista per l’increscioso episodio di violenze ai danni delle due cuginette ancora non adolescenti che sono state  violentate da un branco di ragazzini.

Questo parco si trova a breve distanza dal centro di Caivano, comune di circa 37mila abitanti a Nord di Napoli. Dietro questa denominazione si cela una realtà che ha guadagnato triste notorietà per essere diventata una delle più grandi piazze di spaccio della zona, oltre che per essere stata al centro di scandali legati alla pedofilia.

Come il Parco Verde di Caivano è diventato luogo di camorra

Il Parco Verde ha una storia simile a molti quartieri popolari sorti negli anni ’80 in varie città italiane. Dopo il sisma che colpì la Campania causando quasi tremila vittime, nel 2001 venne varata la Legge 219, che destinarono 1.500 miliardi di lire per la costruzione di alloggi temporanei destinati ai più di 300mila sfollati della città. Questo diede il via a un’enorme speculazione edilizia che trasformò campi coltivati in conglomerati di cemento.

Nacquero anonimi condomini, vicini e privi di servizi, pensati inizialmente come soluzioni temporanee ma che, nel corso del tempo, sono divenuti definitivi, passando di generazione in generazione o cadendo in mano a chi fa uso di forza e segue la logica della criminalità organizzata.

Abitato inizialmente da napoletani provenienti dall’area orientale della città, il Parco Verde divenne ben presto un problema piuttosto che una soluzione, trasformandosi in un vero e proprio ghetto.

A distanza di cinquant’anni, i servizi pubblici per i circa 6.000 residenti sono ancora scarsi, la rete fognaria è in pessime condizioni, la raccolta dei rifiuti è irregolare e la manutenzione degli alloggi è praticamente inesistente.

Negli ultimi cinque anni, almeno tre clan, due napoletani e uno locale, hanno assunto il controllo del commercio di droga, triplicando i loro guadagni.

Cocaina, eroina, kobret, marijuana, ecstasy: qualsiasi sostanza stupefacente trova mercato in questa zona. In un contesto di povertà e abbandono istituzionale, l’uso di tali sostanze diventa quasi un’opzione inevitabile, l’unico mezzo di sostentamento in questa realtà.

Le opere di riqualificazione

Sono state necessarie due tragiche morti per svelare l’orrore di vite prive di speranza, di abusi su minori tollerati da una comunità in difficoltà, ma che ha preferito mantenere tutto nascosto per evitare l’attenzione di investigatori e servizi sociali.

Sulle orme di questi eventi, sono state implementate prime opere di riqualificazione, come il Green Park nel 2017, un’area giochi creata utilizzando pneumatici riciclati provenienti dalla Terra dei Fuochi. Anche il parroco locale, don Maurizio Patriciello, ha contribuito a mettere in luce il legame tra inquinamento e malattie oncologiche, portando avanti una battaglia a difesa degli ultimi.

Nel 2022, con l’insediamento di una stazione dei carabinieri, sono stati compiuti significativi passi avanti nella lotta alla criminalità, con 223 arresti e 408 denunce registrate nel breve lasso di tempo.

Tuttavia la riqualificazione del Parco Verde, la più grande piazza di spaccio d’Europa, sembra ancora essere un obiettivo lontano.