Chi erano i pipernieri di Soccavo

Napoli, chi erano i pipernieri

Innanzitutto prima di parlare dei pipernieri di Soccavo occorre citare la chiesa di Santa Lucia a Napoli che diventa nei primi anni del Settecento sia la sede, sia un luogo di culto per la corporazione dei fabbricatori, di tagliamonti e dei pipernieri.

Nel 1613 i pipernieri di Soccavo fondarono una sorta di confraternita e realizzarono una particolare croce che riprendeva lo stile celtico. Questa si poggiava su tre gradini e presenta una grande moltitudine di simboli iconografici: mi riferisco allo spirito Santo, a San Pietro e San Paolo. E ancora, un teschio, i chiodi della corona di spine e una giara contornata da raggi.

Pipernieri di Soccavo, la storia

La scelta ricade sulla chiesa di Santa Lucia per questioni prettamente economiche, poiché nonostante fossero una corporazione molto antica, non erano certamente facoltosi. Ragion per cui un luogo di culto già costruito e con un costo minore, risultava essere la soluzione ideale.

Inoltre bisogna tener presente che la chiesa in questione era molto cara alla corporazione dei pipernieri, poiché Santa Lucia – come risaputo – è colei la quale protegge gli occhi. Occhi che risultano essere molto specialmente quando si lavora la pietra. 

La corporazione dei fabbricatori, dei pipernieri e dei taglianti nasce a Napoli nel 1500 e sono molteplici le famiglie storiche dell’epoca che vi aderiranno: ricordiamo i Cafaro e i della Monica. Ma per avere un quadro più dettagliato occorre fare un passo indietro nel tempo, quando nel ‘300, esistevano già i lavori come il massone il muratore.

Le città di Fuorigrotta e di Soccavo, infatti, sono famose specialmente per lo sfruttamento di manodopera all’interno delle cave di Piperno e risulta essere impossibile che un comune così periferico possa in realtà dare i natali ad una straordinaria leggenda legata a Napoli. 

Il Santo Graal

L’incisione di cui si è accennato precedentemente, secondo il parere di numerosi studiosi, vuole rappresentare il Santo Graal ossia il calice dell’ultima cena. Calice del quale Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto le ultime gocce del sangue di Cristo, sgorgato dalla ferita che fu inflitta dal centurione romano.

La leggenda vuole che la coppa venne nascosta in diversi luoghi prima che i templari decidessero di consegnarla nuovamente al re Federico II di Svevia. Nel momento in cui si ritenne che non fosse più al sicuro, si decise di trasferirlo segretamente in Via dei Tribunali presso la chiesa della Madonna della Pietra Santa.

E solo nel 1613 che la leggenda vede che il Graal viene collocato proprio all’interno della croce celtica di piperno di Soccavo. I più attenti noteranno che si trova all’interno della giara – uno dei simboli iconografici per eccellenza.