Come veniva chiamato lo specchio nella Napoli di un tempo

come veniva chiamato lo specchio a Napoli

A Napoli lo specchio veniva chiamato in un determinato modo molto divertente. Veniva usata un’espressione al maschile che se invece era coniugata al femminile assumeva tutt’altro significato.

D’altronde provare a scrivere un vocabolario completo del dialetto napoletano, che racchiuda tutte le espressioni gergali ancora in uso nell’odierno parlato, sarebbe un’impresa titanica.

Una vita intera potrebbe non bastare per portarla a termine. Il linguaggio, plasmando il pensiero, rivela chiaramente come questa lingua così vivace abbia, nel corso dei secoli, sviluppato la capacità di coniare costantemente nuovi termini e strampalate espressioni, capaci di descrivere le più disparate situazioni.

Tra queste emergono le cosiddette “locuzioni idiomatiche”, meglio conosciute come “modi di dire”, spesso praticamente intraducibili in italiano.

Nel linguaggio di Napoli, esiste un universo di parole e espressioni in cui più elementi, se presi singolarmente, non hanno alcun significato apparente. È solo quando vengono combinati, con la vivacità tipica di queste locuzioni, che emergono nuovi significati.

Nel dialetto napoletano, queste combinazioni conducono a significati sorprendenti e inattesi. Talvolta, una traduzione letterale di queste espressioni può sembrare priva di logica, ma con un po’ di fantasia, si può cogliere la loro straordinaria capacità di evocare immagini e sensazioni.

Come veniva chiamato lo specchio anticamente a Napoli

Napoli, con il suo dialetto, non si accontenta di chiamare le cose comuni con termini banali e scontati. Così, il treno diventa ‘o cap ‘e fierro, la bara ‘o cappotto ‘e lignamme, e il pianoforte ‘o janco e niro.

Questi termini sono frutto di un processo di associazione delle caratteristiche fisiche degli oggetti a una metafora che ne sottolinea la funzione principale. Un particolare accento va posto sugli articoli, che in queste espressioni possono completamente ribaltare il significato della parola.

Il caso del “tale e quale”: al maschile (‘o tale e quale) indica uno specchio, ma se preceduto dall’articolo femminile “a” (‘a tale e quale), si trasforma magicamente in una fotografia.