Con le Quattro Giornate di Napoli si intende l’insurrezione da parte del popolo nelle giornate tra il 27 il 30 settembre del 1943 durante il secondo conflitto bellico.
Furono giorni intensi in cui la popolazione lottò strenuamente per liberare il capoluogo partenopeo dall’esercito tedesco. Molti i quartieri coinvolti e la forte insurrezione popolare notevolmente la fuga dell’armata nemica a Napoli.
Napoli riuscì ad ottenere anche la Medaglia d’oro al valor militare in quanto il 1° ottobre del 1943 gli alleati riuscirono a trovare una città già libera, grazie all’immenso coraggio di tutti gli abitanti, ormai ridotti allo sfinimento.
Quattro Giornate di Napoli, il sacrificio di Salvo D’Acquisto
Come si stava accennando precedentemente durante le Quattro Giornate di Napoli si è assistito all’incredibile coraggio del popolo napoletano che, ormai stanco degli invasori, aveva deciso di combattere fino all’ultimo.
Tra tutti gli uomini coraggiosi non può non essere menzionato Salvo D’Acquisto, vicebrigadiere dell’arma dei carabinieri sacrificatosi il 23 settembre del 1943 pur di salvare un gruppo di civili durante uno dei rastrellamenti nazisti.
Salvo nasce a Napoli nel 1920 all’interno di una famiglia molto cristiana e si arruola volontariamente nell’agosto del 1939 – iniziando la Scuola di Allievi Carabinieri di Roma. Trascorre qualche mese al fronte, dove rimane ferito ad una gamba durante uno scontro con gli inglesi.
È il 22 settembre del 1943 quando a torre di Polidoro si registra un attacco da parte dei partigiani contro le truppe tedesche. Nello scontro Salvo riesce a nascondere alcuni dei rifugiati nei pressi di una stalla vicina e sebbene i numerosi interrogatori e le torture non tradì mai i suoi compagni.
Tanto è vero che l’indomani mattina, il 23 settembre del 1943, viene fucilato insieme ad altri carabinieri. il suo nome e la sua storia continuano ad essere il simbolo di un’Italia che ha combattuto strenuamente il nemico durante tutti gli anni del secondo conflitto bellico.
Di straordinario impatto quello che fu il racconto successivo di Angelo Amadio il quale raccontò che, insieme ai suoi compagni, era già certo di ciò che sarebbe accaduto quando improvvisamente venne liberato dai tedeschi. Solo allora capì che Salvo D’Acquisto si era usato di quanto accaduto e fu l’unico ad essere condannato.