Perché Santa Luciella era la protettrice dei pipernieri

Perchè Santa Luciella era la protettrice dei pipernieri

Napoli è un crocevia di fervente devozione, con una variegata rete di luoghi di culto. Spicca in tal senso, nel centro storico, la Cattedrale di San Gennaro attira fedeli e turisti per venerare il patrono della città. La Basilica di San Francesco di Paola, con la sua maestosa cupola, è un’icona di fede nel cuore di Piazza del Plebiscito.

Napoli è poi estremamente nota per l’ampia presenza di culti legati a reliquie umane, particolarmente le cosiddette “capuzzelle“, simboli terreni delle anime defunte, che continuano a radunare credenti, curiosi e turisti.

Un luogo che unisce questi due aspetti la chiesa di Santa Luciella ai Librai, nel cuore del centro storico di Napoli. Un antico luogo di culto dedicato alle anime dei defunti. Costruita nel XIV secolo per volere di Bartolomeo Di Capua, consigliere politico dei D’Angiò, la chiesa ha attraversato diverse gestioni da parte di associazioni e arciconfraternite nel corso dei secoli.

Santa Luciella e il culto religioso dei pipernieri napoletani

La particolare devozione dei pipernieri, artigiani specializzati nella lavorazione della pietra vulcanica, conosciuta come piperno, ha lasciato un’impronta significativa nella storia di questa chiesa. Il piperno, di colore grigio e notevolmente più duro del tufo, generava frequenti schegge che spesso si conficcavano negli occhi di chi lo lavorava, accecandolo.

Per questo erano frequentatori assidui di questa chiesa dedicata a Santa Lucia, protettrice degli occhi e della vista. Nel 1980, un terremoto causò danni strutturali significativi alla chiesa, che successivamente cadde nell’abbandono.

Nel corso degli anni, il degrado aumentò, trasformandola in una discarica inaccessibile e pericolante. Gli oggetti sacri al suo interno furono depredati, ma fortunatamente una parte di essi è stata recuperata e restaurata.

Grazie all’intervento dell’associazione culturale Respiriamo Arte e alle generose donazioni, la chiesa è stata restaurata e messa in sicurezza dopo quasi 35 anni di chiusura. Nel 2019, è stata nuovamente aperta al pubblico, offrendo un luogo di preghiera e la possibilità di richiedere favori alle capuzzelle presenti nella cripta, seguendo la tradizione locale.

Il restauro della chiesa è stato un atto di impegno e dedizione da parte di cinque giovani laureati napoletani, i quali hanno restituito ai cittadini di Napoli e ai visitatori di tutto il mondo l’opportunità di immergersi nella ricca tradizione folkloristica della città, preservando una testimonianza artistica, storica e religiosa di inestimabile valore.