La Reale Manifattura napoletana, con sede in un palazzo di fronte alla chiesa di San Carlo alle Mortelle, fu fondata nel 1738 sotto il regno di Carlo III di Spagna. Questa istituzione rappresentò un importante sforzo del re per trasformare Napoli in una capitale dell’arte europea, simile a Parigi e Vienna.
L’edificio che ospitava la Manifattura aveva due ingressi, uno che si apriva sulla via di San Carlo alle Mortelle e l’altro sulla strada che scendeva verso il mare dall’attuale corso Vittorio Emanuele.
La Manifattura si dedicava principalmente alla produzione di arazzi di alta qualità, con Domenico del Rosso e Giovan Francesco Pieri, due esperti tagliatori provenienti dall’Opificio delle pietre dure di Firenze, che istruivano le maestranze.
Cosa si produceva alla Manifattura di San Carlo alle Mortelle
Gli arazzi rappresentavano opere d’arte straordinarie, tra cui ritratti di membri della famiglia reale, paesaggi e scene mitologiche. Furono realizzati anche arazzi per la Reggia di Caserta, tra cui alcuni basati su dipinti di artisti famosi come Guido Reni e Guercino.
Oltre agli arazzi, la Manifattura di San Carlo alle Mortelle lavorava anche su progetti di marmi pregiati e pietre dure. Questi maestri artigiani realizzavano opere decorative per la Reggia di Caserta, tra cui altari, cibori, e pavimenti in marmo prezioso, spesso decorati con commessi in pietre dure e marmi.
L’Accademia del Disegno e quella del Nudo furono istituite da Carlo III nel 1752, presso la stessa Manifattura. Queste accademie avevano lo scopo di formare artisti e artigiani, contribuendo alla rinascita delle arti a Napoli.
Nel corso del tempo, la Manifattura subì diverse riforme e trasformazioni, ma la sua eredità artistica rimane un importante capitolo nella storia dell’arte napoletana.
Tuttavia, alla fine del XIX secolo, l’istituzione subì una decadenza e fu abolita nel 1861. Nel 1920, le opere d’arte, tra cui ceramiche, marmi, porcellane e arazzi prodotti dalla Reale Manifattura di San Carlo alle Mortelle, furono consegnate al Demanio dello Stato italiano come parte della cessione dell’intera Reggia di Caserta ai Savoia. Questa preziosa eredità artistica continua a essere una testimonianza della ricca tradizione artigianale di Napoli.