Nel caratteristico borgo di Ospedaletto d’Alpinolo, il prossimo 7 e 8 ottobre, si celebra la settima edizione della Festa della Castagna del Prete, un evento che coniuga con maestria arte, tradizioni e delizie culinarie.
Questi due giorni sono interamente dedicati alla regina indiscussa dell’autunno: la castagna, frutto tipico dell’incantevole Irpinia. In questo luogo è possibile gustarla nelle varie interpretazioni della tradizione locale, con una menzione speciale per la castagna del prete, che meglio rappresenta il comune di Ospedaletto d’Alpinolo.
Da tempi immemorabili, questa comunità preserva l’arte di creare questo prelibato prodotto, che consente di apprezzare le castagne anche al di fuori della loro tipica stagione.
Cos’è la tecnica storica della lavorazione delle castagne nei gratali ad Avellino
La pratica di produzione, ancora oggi, rimane fedele alle antiche usanze: all’interno di spazi noti come gratali, le castagne fresche con ancora il guscio vengono disposte su graticci di legno, sotto i quali si accendono i fuochi alimentati con legno di castagno. Questa fase richiede una durata di 15 giorni, necessari affinché le castagne si secchino completamente.
Successivamente, vengono tostate in forno per circa 30 minuti. A questo punto, per assaporarle al meglio, vengono immersi in cassoni di plastica, contenenti acqua o una miscela di acqua e vino.
Le castagne vengono invece definite “infornate” o “nvornate” quando vengono sgusciate prima di essere collocate sul fuoco. Se, invece, presentano una quantità significativa di umidità, nonostante il periodo sui graticci, rimangono “mosce”.
Una volta tolte dal fuoco, vengono infilate su spago, quasi a formare un rosario, e appese in attesa di essere gustate. Queste castagne “mosce” o “tenerelle”, nate inizialmente come una sorta di errore nella produzione delle castagne del prete, sono oggi preparate appositamente, poiché sono molto richieste sul mercato per il loro gusto ricco e zuccherino, oltre alla loro lunga conservabilità che si estende per diversi mesi.