Napoli è una città da mille sfaccettature, a partire dal suo dialetto. In questa città esistono molti modi di dire, alcuni anche impossibili da tradurre in italiano, e molti che cambiano di significato in base alla propria interpretazione.
Il napoletano è una vera e propria lingua, la quale si avvale di molti accenti provenienti dalle zone limitrofe, ma tutti appartenenti allo stesso dialetto. È da tempo imitato da tutto il mondo, per la sua particolarità, non a caso lo ritroviamo in molti film anche americani.
Ha origini molto antiche ed è il frutto delle tante dominazioni avvenute a Napoli, dalla spagnola alla francese. Ma anche i miti e le leggende che si basano sulla città meridionale, hanno la loro parte anche nella lingua napoletana.
Insomma, il gergo partenopeo fa innamorare tutti con la sua schiettezza e trasparenza. Al tempo stesso, ha anche una storia molto lunga alle spalle dalla quale nascono numerosi proverbi tipici.
La “collera”, i due modi di dire che esistono a Napoli
I napoletani sono un popolo di cuore, “carnali” come è consuetudine dire nel capoluogo campano, ma bisogna stare attenti a non farli prendere collera sennò equivale a fargli un torto. Non a caso, i partenopei hanno messo in luce ben due proverbi al riguardo.
Il primo è: “’A collera è fatta a cuoppo, chi s’ ’a piglia schiatta ’ncuorpo“, ovvero la collera è come un cartoccio, chi la prova scoppia in corpo. Si riferisce allo stato d’impotenza che segue agli scatti d’ira.
L’altro invece “’A collera è petrosa: va ’ncuòrpo e fa ’e ppertose“, sta a significare la collera è sassosa, entra in corpo e perfora.
Insomma, il popolo partenopeo si mostra molto amoroso e affettuoso, ma con la presenza di questi due modi di dire sulla collera, mette già in chiaro quanto tengano a non essere traditi.