La leggenda del Lago di Agnano: origine e scomparsa

Leggenda del Lago di Agnano

Nel periodo intorno al X secolo, si crede sia sorto il lago di Agnano, anche se la datazione precisa rimane avvolta nel mistero.

Quel che è certo è che questa conca esisteva da millenni, e si presume che l’acqua abbia cominciato a riempirla durante il Ducato di Napoli, forse a seguito di eventi tellurici.

Le sue dimensioni erano impressionanti, con una profondità che poteva raggiungere i 12 metri e un’estensione di circa 1,03 chilometri. Fin dai suoi albori nella terra napoletana, il lago divenne una questione di notevole preoccupazione.

Nel XIV secolo, Roberto d’Angiò fu il primo a emettere decreti in merito: ordinò a tutti i suoi sudditi nelle zone di Agnano di mantenere puliti e sgombri i canali di scolo dei campi coltivati, per evitare la formazione di nuove paludi e zone malsane

Origine del nome e scomparsa. Perché era così importante quanto spaventoso

L’origine del termine “Agnano” ha dato adito a diverse teorie. Alcuni suggeriscono una derivazione dal termine latino “anguis“, che significa serpente, poiché si credeva comunemente che il lago fosse popolato da rettili temibili e pericolosi.

Altri invece propendono per l’etimologia da “Annianum“, indicando un toponimo legato al praedium, il fondo familiare che ne deteneva la proprietà.

Il lago di Agnano, situato poco oltre il villaggio di Fuorigrotta, è stato descritto dal Duca di Noja come un luogo ostile e inospitale.

Nonostante la sua fama poco lusinghiera, il lago era molto frequentato. Era qui infatti che si coltivava la canapa, e soprattutto si svolgevano numerose attività venatorie.

L’area era un terreno di caccia ambito per uccelli predatori e folaghe, mentre i pesci e i crostacei del lago rappresentavano una fonte economica di reddito e facilmente reperibile di cibo.

Nonostante questa vivida descrizione, il lago di Agnano non è ricordato con nostalgia, e la sua scomparsa a causa di un prosciugamento artificiale dalla Conca al lungomare di Bagnoli, fu motivo di festa.

L’area paludosa che iniziava qui e si estendeva fino a Mondragone, con la sua aria malsana, è ancora oggi un ricordo lontano.

I motivi di questa decisione ferrea di prosciugare il lago, però, non si sono ancora palesati in pubblico a causa dell’interruzione delle attività culturali, causa pandemia da Covid-19.

In tale ambito e a proposito di sparizione del lago, sarebbe dovuta intervenire la voce saggia e illustre dello storico, Aldo Cherillo per spiegare cosa accadde quel triste 28 ottobre 1870, da un punto di vista naturalistico e ambientale.