Il Conte di Mola: chi era questo personaggio leggendario di Napoli

Storia del Conte di Mola

Napoli custodisce ancora oggi le tracce di un personaggio enigmatico che visse tra il 500 e il 600: il mercante di grano don Miguel Vaaz, noto come il Conte di Mola.

Le strade di Toledo e i vicoli di Chiaia celano gli indizi di questo individuo che, all’improvviso, passò dall’apice alla rovina, accusato di truffa ai danni dei sudditi del Regno. Rimase in latitanza per due lunghi anni, trovando rifugio nell’oscurità della chiesa dell’Ascensione a Chiaia.

Ma la sua memoria è ormai intrecciata alla celebre canzone “Lilì Kangy”, un inno alle atmosfere festose dei Café-Chantant napoletani e agli anni dorati della Belle Époque, scritta nel 1905 da Giovanni Capurro e Salvatore Gambardella. Lilì Kangy, nata in via Conte di Mola, era una giovane aspirante cantante che decise di cambiare il proprio nome da Concetta a Lilì Kangy, diventando una figura iconica dell’epoca.

Chi era il vero Conte di Mola

Il vero Conte di Mola, Miguel Vaaz, fu un eroe che salvò Napoli dalla carestia. Grazie al suo impegno e all’importazione di derrate alimentari dai Balcani, la città fu protetta da una terribile carestia che aveva colpito l’Europa, evitando così una catastrofe imminente. Vaaz accumulò ricchezze grazie al commercio del grano, guadagnandosi i favori del viceré. Fu nominato Consigliere nel Collaterale di Napoli, dimostrando astuzia e spregiudicatezza.

La chiesa dell’Ascensione a Chiaia, dove Vaaz si nascose per due anni, diventò il suo rifugio e il luogo in cui venne scagionato dalle accuse. Il Conte di Mola non dimenticò mai quel tetto che lo aveva protetto e contribuì a ornare la chiesa, trasformandola in un gioiello architettonico.

Oltre alle gesta di Vaaz, un altro Vaaz de Andrade, Conte di Mola e presidente della Regia Camera della Sommaria, fu il primo proprietario conosciuto del Palazzo Berio di via Toledo, noto per aver ospitato la scultura di Canova “Adone e Venere”. Il palazzo, restaurato da Carlo Vanvitelli nel XVIII secolo, prende il nome dal marchese Francesco Maria Berio di Salsa, librettista e poeta d’opera.