La leggenda delle tre sorelle napoletane Albina, Romita e Regina

La leggenda delle tre sorelle napoletane Albina Romita e Regina

Nel 1320, Napoli sotto il regno di Roberto D’Angiò, tre giovani sorelle napoletane, Albina, Romita e Regina, si trovano al centro di una storia che ha attraversato i secoli. La loro vicenda è stata tramandata di generazione in generazione, e le memorie di queste donne risplendono nelle pagine di Matilde Serao, autrice di “Leggende Napoletane“.

Le Toraldo, nobili discendenti dal Seggio di Nilo, si trovano a un bivio dopo la morte di Donna Gaetana Scauro, madre delle tre giovani. La volontà del padre Barone Toraldo è chiara: le figlie devono preservare l’onore e la discendenza della famiglia.

  • Regina, la primogenita, assume con maestria la guida del casato, incarnando l’essenza della nobiltà.
  • Albina, la secondogenita, si distingue per la sua dolcezza e l’attenzione verso gli altri. Con una pelle candida come la porcellana, i suoi lineamenti trasmettono gentilezza e affetto.
  • Romita, la più giovane, manifesta una vivacità che trova una dolce armonia nei riccioli biondo miele che incorniciano il suo viso.

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Tre sorelle e un unico amore drammatico: chi erano Regina, Albina e Romita

L’arrivo di una lettera reale cambia il corso delle loro vite. Regina è destinata a sposare Don Filippo Capece, un nobile cavaliere dalla corte napoletana. Questo annuncio scuote le fondamenta della famiglia, svelando il dolore segreto di Romita e Albina, a loro volta innamorate di lui.

Le tre sorelle, travolte dall’amore per lo stesso uomo, si ritrovano separate dal destino che sembrava scritto. La casa che una volta era un rifugio di pace diventa un luogo intriso di tensione, rancore e dolore.

Nel periodo di Pasqua, l’atmosfera festosa di Napoli si intreccia con il dramma che avvolge le tre donne. Albina e Romita, con decisione, chiedono di parlare con Regina. Annunciano la loro determinazione di fondare dei monasteri, rinunciando alla vita terrena e ai piaceri della famiglia.

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A quel punto, Regina si alza e abbraccia le sorelle con amore sincero. Anche lei decide di prendere il velo e fondare un monastero in suo nome, dimenticando il passato di discordia. Di fronte al ritratto del padre, spezza lo scettro d’ebano, simbolo della fine di un’epoca.

Secondo la leggenda, Donna Regina avrebbe istituito il suo ordine conventuale presso la Chiesa di Donnaregina Vecchia, noto come il Complesso Monumentale più antico di Napoli, col nome originario di Convento di San Pietro a Monte di Donna Regina, ora trasformato nel Museo Diocesiano.

Donnalbina, invece, avrebbe fondato il suo ordine monastico nella Chiesa dedicata a Santa Maria Donnalbina, esistente fin dall’IX secolo, situata nella zona di Monteoliveto.

Quanto a Donnaromita, si dice che avesse eretto il suo ordine presso la Chiesa di Santa Maria Donnaromita o Chiesa di S. Maria de Perceo di Romania. Oggi, questo edificio è sconsacrato e si erge nel quartiere Porto, portando con sé le tracce di una storia ricca di spiritualità e devozione.