In queste ore a Napoli in via Scarlatti come a Piazza Dante è stato allestito un banchetto di raccolta firme per chiedere giustizia per Giovanni Battista Cutolo, conosciuto da tutti come Giogiò.
Sua sorella, Lulù Cutolo, con la madre Daniela e gli amici del musicista, ucciso per mano di un minorenne a causa di un motorino parcheggiato male nella zona del porto di Napoli, “chiedono a tutti gli organi di governo di prevedere una immediata riforma nell’ordinamento giudiziario”.
Il 31 agosto scorso Giovanni Battista Cutolo, giovane promessa della musica e talento dell’Orchestra Scarlatti Young, è stato ucciso a sangue freddo in pieno centro a Napoli mentre era con la fidanzata e gli amici in giro a trascorrere una serata tranquilla come dovrebbe essere per tutti i ragazzi di ogni parte del mondo.
Giogiò se n’è andato a 24 anni nel pieno della sua vita fatta di tanti elementi tra cui la musica che lui tanto amava: suonava il corno, uno strumento antico dal suono dolce ma anche deciso.
L’intervista a Lulù Cutolo, sorella di Giogiò
Abbiamo parlato con Lulù Cutolo al banchetto di via Scarlatti a proposito di suo fratello, della manifestazione che ci sarà lunedì 9 ottobre a Roma a partire dalle 11:00, con partenza in Piazza della Repubblica e arrivo a Palazzo Chigi, e della raccolta firme.
“Stiamo facendo questa raccolta firme e organizzando il corteo del 9 ottobre a Roma in piazza della Repubblica alle 11:00 affinché lo Stato ascolti la nostra voce che intende far sì che la criminalità minorile venga vista e rivista. I minori che ci sono oggi infatti non sono più i minori che c’erano vent’anni fa e negli anni Ottanta: le leggi sono quindi datate. Di conseguenza vogliamo far capire che il virus della criminalità minorile in Italia è una bomba sociale”.
Per questo Lulù insieme agli amici in comune con Giogiò chiede che a un crimine efferato si risponda con una pena corrispettiva. Non ci deve essere il rischio che un ragazzo che compie un omicidio volontario, reo confesso, sia libero di uscire dopo soltanto pochi anni. Questo, spiega ancora Lulù Cutolo, è soltanto un primo momento affinché poi si possa agire attraverso riabilitazione.
“Noi siamo una famiglia di rieducatori – spiega ancora -: mia madre è una rieducatrice, io studio filosofia, mio padre è un regista teatrale, mio fratello è un musicista. Siamo i primi a essere attivi e attenti nel sociale. La punibilità quindi viene vista da noi come il primo momento affinché i ragazzini, se vogliamo considerarli tali, si rendano conto che, effettivamente possono incorrere in un rischio nel momento in cui compiono un omicidio efferato. Lo Stato dia questo segnale di punibilità cosicché ci sia prevenzione per le generazioni future”.
Quindi così facendo, si spera che i minorenni che stanno crescendo non compiano gesti del genere. La punibilità deve essere adeguata al crimine commesso: “Da questo punto in poi – continua Lulù – si può agire all’abilitazione delle coscienze. I minori che vivono in delle condizioni disumane e di subcultura devono avere la possibilità di interagire con altri tipi di realtà che possano garantire una formazione morale e sociale e civile”.
Per questo motivo la sorella di Giovanni Battista Cutolo e le persone vicine a lei e a suo fratello si stanno mobilitando per la costituzione della Fondazione “Giogiò vive” in modo tale da essere attivi nel territorio, proseguire con progetti di legalità anche nelle scuole e inoltre: “fare in modo che la questione riabilitativa sia presente come step successivo”.
Il 9 ottobre prossimo ci sarà quindi la manifestazione pacifica che partirà da Piazza della Repubblica con appuntamento alle 11:00 e arriverà fino a Palazzo Chigi affinché “sia possibile richiedere questa svolta umanitaria nel modo più umano possibile”, afferma ancora Cutolo.
Lulù: “Mio fratello è sempre stato la mia roccia”
“Io non provo rabbia – dichiara Lulù a proposito di cosa pensa dell’assassino di suo fratello- ma il mio sentimento, nei confronti dell’essere che ha compiuto questo omicidio, è una fortissima delusione e insicurezza perché non mi sento tutelata da nessun punto di vista, lasciando stare cosa può essere stata per me la perdita di mio fratello che è sempre stato la mia roccia, anche se io sono più grande di lui”.
A Lulù dà molta insicurezza “vivere in una città in cui i ragazzi escono la sera di casa con delle pistole e colpiscono dove vogliono, senza rendersi nemmeno conto dove si trovano e delle persone che hanno davanti. Lo fanno semplicemente per il gusto di farlo perché non vengono redarguiti e non c’è niente che li possa frenare. Ecco, io provo un senso di delusione e insicurezza”.