Nel cuore di Napoli c’è questo palazzo leggendario avvolto nel mistero

Palazzo leggendario di Napoli

Napoli è una città profondamente ricca dal punto di vista storico e artistico, tanto è vero che sono molteplici gli edifici architettonici e caratterizzano la città. Tra i più rinomati: Castel dell’Ovo che risale all’epoca romana, il Maschio Angioino che domina il lungo lungomare partenopeo e il Palazzo Reale.

Altrettanto rinomato è il Convitto Pontano alla Canocchia, ossia un famoso edificio storico che si trova nel quartiere del Rione Sanità. Per moltissimi anni e appartenuto alla compagnia di Gesù e proprio per questo motivo porta il nome di Convitto Nazionale dei Gesuiti.

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Convitto Pontano alla Canocchia, la sua storia

Costruito nel XVIII secolo in quella che viene definita la Canocchia alla Sanità: si riferisce, infatti, ad una particolare mausoleo appartenente all’epoca romana e conosciuto per l’appunto come Mausoleo della Canocchia proprio per via della sua forma molto particolare che rassomigliava ad una bobina su cui si avvolge il filo.

Ritornando alla storia del Convitto, quest’ultimo venne edificato e utilizzato principalmente come residenza estiva per tutti gli studenti del collegio del Salvatore tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del 19º. Fu solo nel 1848 che tutti i gesuiti vennero espulsi e nuovamente allontanati anche nel 1860 da Giuseppe Garibaldi il quale aveva confiscato numerosi edifici religiosi.

Con il passare del tempo giunse nelle mani dello Stato e fu trasformato in un ospedale per le malattie infettive – vista e considerata la sua posizione favorevole e isolata rispetto al centro della città. A tal proposito si ricorda che nel 1884 la città di Napoli fu colpita da una epidemia e molti cittadini furono ricoverati nella struttura. L’allora Re Umberto I andò personalmente in ospedale a dimostrare la sua solidarietà al popolo.

Questo gesto assegnato un momento molto importante per la cittadina Napoli poiché si ebbe l’incontro tra il re e il cardinale Guglielmo Sanfelice. Ciò portò ad un significativo riavvicinamento tra lo Stato italiano e la chiesa (conseguentemente all’annessione di Roma). Si arriva al 1886 data in cui l’edificio vede un profondo lavoro di restauro e in cui perde tutte le peculiarità tipiche del convento.

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Subito dopo la chiusura, fu la giurisdizione provinciale di Napoli ad occuparsene optando per renderlo sede dell’Istituto tecnico industriale Francesco Giordani; nel 1980 venne trasferito a Fuorigrotta e questo ne causò l’inutilizzo e l’abbandono. Di recente e a tal proposito, Francesco Emilio Borrelli ha supervisionato la struttura di persona per rendersi conto delle pessime condizioni in versa la struttura.