Napoli è una città multiculturale, da sempre nella sua storia aperta a popoli ed etnie di tutto il mondo. Anche per questo motivo l’attuale ed irrisolto conflitto a Gaza tra palestinesi ed israeliani appare molto sentito da parte della popolazione.
Sarebbero tantissimi gli esempi da citare che arrivano dal mondo della musica che nel corso degli anni hanno fatto riferimento a guerre ed altri conflitti nel mondo che rappresentano veri inni alla pace ed alla giustizia.
Uno dei testi che appare particolarmente significativo in questo periodo in merito al conflitto tra Israele e Palestina è quello di Luca Persico, in arte ‘O Zulù, voce storica del 99′ Posse, gruppo molto apprezzato e popolare non solo a Napoli.
L’impegno di questa band è stato ed è costante negli anni, con i riconoscimenti che sono mancati nella loro lunga carriera che li ha portati a festeggiare anche i 30 anni dall’uscita del loro singolo simbolo “Curre Curre Guagliò”.
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Perché la canzone Giuanne Palestina di ‘O Zulù è attuale oggi
Una delle canzoni che descrivono in modo particolare il conflitto a Gaza è la canzone di Luca Persico ‘O Zulù dal titolo Giuanne Palestina. Questo brano parla di un ragazzo di Secondigliano che vive davanti al carcere e da quando ha visto in televisione gli israeliani nei territori palestinesi e i bambini tirare pietre sui carri armati non si toglie più la kefiah, nemmeno durante l’estate.
Rimane inorridito da quello che sta accadendo in Medio Oriente ma poi si rende conto che dove vive ed è cresciuto, tra Scampia e Secondigliano, è come essere in Palestina.
Mentre sta andando a comprare una stecca di fumo nelle Vele vede una madre che piange suo figlio morto a terra e tutt’intorno la polizia. Quindi pensa che nemmeno più una canna in tranquillità si può fare ormai in quella zona di Napoli.
Il giorno dopo Giuanne Palestine si sveglia arrabbiato nero ed è intenzionato ad andare al centro per litigare con qualcuno. Sale sul motorino, non si ferma al posto di blocco della polizia e così uno di loro lo tramortisce con una botta in testa.
Muore così Giuanne, e proprio nel momento in cui perde la vita, diventa palestinese. È morto mettendosi in gioco, rischiando la sua stessa esistenza, contro il “potere” come fanno i palestinesi.
Anche “Gente do sud” dei Terroni Uniti fa un riferimento alla Palestina
Anche in un altro brano, questa volta del gruppo tutto partenopeo Terroni Uniti, c’è un riferimento alla guerra tra palestinesi e israeliani. Infatti in questa canzone intitolata Gente Do Sud che parla dei popoli del Sud di tutto il mondo c’è la strofa di Francesco Di Bella che termina con la frase, tradotta in italiano: “Per tutti sono Giuanne Palestina ma per mia madre sono sempre Ibrahim”.
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Con queste parole vuole comunicare che anche se lui non è di origine italiana in realtà è napoletano a tutti gli effetti e quindi cittadino del mondo. Per la madre però resta sempre Ibrahim.