Nel contesto italiano, la povertà alimentare affligge sei milioni di persone, rappresentando il 12% della popolazione adulta, secondo i dati del 2021.
Nelle regioni meridionali, questo fenomeno si aggrava notevolmente, raggiungendo il 20,7% (equivalente a quasi 2 milioni e 400 mila individui).
Nello specifico, la Campania emerge come la regione più colpita, con oltre un milione di persone (il 20,2% della popolazione) in condizioni di deprivazione alimentare materiale.
Il quarto rapporto sulla povertà alimentare di ActionAid, condotto in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare, svela una fotografia dettagliata di questa problematica.
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Campania, le classi sociali più esposte alla povertà alimentare: i numeri
Le persone maggiormente esposte alla deprivazione alimentare sono disoccupati, individui impossibilitati a lavorare, coloro con istruzione fino alla licenza media , giovani tra i 19 e i 35 anni e adulti di età compresa tra i 50 e i 64 anni.
Inoltre, la situazione è critica per gli stranieri, gli affittuari e chi risiede nelle aree metropolitane. Le famiglie monogenitoriali e quelle con cinque o più membri sono le più colpite.
Per quanto riguarda i minori sotto i 16 anni, nel 2021, ben 200 mila bambini e ragazzi non hanno potuto consumare quotidianamente frutta, verdura o un pasto completo che includesse carne, pollo, pesce o un equivalente vegetariano.
Non va dimenticato che la carenza di un’alimentazione equilibrata impatta direttamente sulla salute: in Campania, ad esempio, la percentuale di minori in sovrappeso è del 40%.
Sebbene la povertà alimentare sia un fenomeno multidimensionale, coinvolgendo non solo aspetti materiali, ma anche relazioni sociali e cultura, persiste una risposta principalmente focalizzata sulle necessità immediate.
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Un paradosso evidente emerge dal fatto che sei persone su dieci in situazione di deprivazione alimentare non rientrano nelle categorie di povertà secondo i criteri di reddito prefissati.
L’utilizzo di soglie di reddito standardizzate come unico criterio di accesso all’assistenza si dimostra quindi inadeguato, escludendo chi, pur in regime di privazione alimentare, non è formalmente considerato povero.