Come nasce a Napoli la tradizione del torrone nel giorno dei morti

Come nasce a Napoli la tradizione del torrone nel giorno dei morti

Per il Sud Italia e in modo particolare per una città come Napoli, il 2 novembre – la commemorazione de defunti – è un giorno molto sentito e vissuto pienamente. Oltre all’aspetto sacro e religioso, si è ben pensato di alleggerire il tutto prevalentemente per i più piccoli.

Si parla, infatti, anche di tradizione del torrone dei morti; proprio in questi giorni la città si riempie ancor di più – e paradossalmente – di vita, di folklore e di colore. Come nasce, dunque, il torrone napoletano? Qual è la sua storia?

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Napoli, il torrone napoletano: la tradizione che lo lega al 2 novembre

Da un punto di vista storico, il torrone napoletano che siamo soliti vedere durante un certo periodo dell’anno, trae le sue origini direttamente dall’antica Roma ed era conosciuto inizialmente con il termine cupedeia, ossia un desiderio regolato di cibo.

Fu solo successivamente che assunse il termine torrone (intorno al 1500) dal latino torréo che indica il verbo abbrustolire. In tempi passati veniva prodotto in casa e portato proprio dai bambini direttamente sul luogo di riposo dei parenti defunti, con la speranza di rendere più piacevole il loro viaggio.

Questo tipo di associazione, ossia tra un prodotto dolce e il mondo dei defunti, richiama inequivocabilmente alla festa di Halloween – appartenente alla tradizione americana. Sembrerebbe, dunque, che questa particolare ricorrenza di Napoli abbia radici ancora più antiche.

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Quale, allora, la differenza tra torrone napoletano e torrone dei morti? Il secondo è noto anche come ‘o murticiell ed è strettamente collegato all’usanza descritta precedentemente.

Inoltre è interessante anche la forma parallelepipedo che ricorda quella di una bara. Da un punto di vista di gusto e sapore, la differenza con quello tradizionale consiste proprio nella sua morbidezza e cremosità.