Quando si sente parlare di Capodichino, inevitabilmente l’associazione che si fa è quella con l’aeroporto è internazionale. Ma in realtà si parla più propriamente di una vecchia collina che, nel passato, ha rappresentato uno dei nuclei centrali di Napoli: si tratta di un entroterra attraverso cui si accedeva a Porta Capuana.
Dal punto di vista etimologico, Capodichino deriva dal latino caput de clivo e faceva proprio riferimento ad una strada in salita che conduceva alla moderna piazza Di Vittorio. Occorre fare un altro passo indietro nel tempo e arrivare al 1342 quando le prime attestazioni descrivono questa strada come molto pericolosa da percorrere.
Potrebbe interessarti anche: Quando è stato costruito e da chi il cimitero di Poggioreale
Calata Capodichino, ecco perché si chiama in questo modo
Ritornando a quanto accennato precedentemente, si trattava di una strada estremamente fitta e pericolosa in quanto erano soliti nascondersi i briganti prima di attaccare. Inoltre, per circa un secolo Calata Capodichino si è portata dietro il nome di strada che conducesse all’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi chiuso nel 2000.
Vale la pena menzionare anche una celebre villa massonica costruita nel ‘700, con annesso un piccolo teatro all’aperto e delle celle dove venivano eseguiti dei ritiri spirituali. Con molta probabilità si ritiene che sia appartenuta ad un vecchio commerciante tedesco, Christian Heigelin che emigrò dalla Germania fino a Napoli.
Potrebbe interessarti anche: Via Santa Maria di Costantinopoli: dove si trova e perché si chiama così
Uno dei tanti luoghi di calata Capodichino è la Fontana della Duchessa, conosciuta anche come Abbeveratoio Monumentale di Calata Capodichino, edificata solo nel 1943. Fu costruita secondo le volontà della moglie di Emanuele Filiberto di Savoia, come regalo alla duchessa di Napoli, cui era profondamente legata.