A Napoli c’è questa grave offesa per le peggiori persone

A Napoli c'è questa grave offesa per le peggiori persone

La lingua napoletana è piena di espressioni particolari tra cui anche qualche grave offesa utile per indicare persone di poco conto o, peggio, le più infime, quelle con cui non si vuole proprio avere a che fare. Una parola da dire soltanto in casi estremi.

Tra queste c’è, ad esempio, il termine “lota”, che vuol dire fango. Ma ce n’è una ancor più terribile di quest’ultima, che come accade sovente nel parlato partenopeo, ha antiche origini.

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La grave offesa napoletana per le persone più infime

A Napoli si offende senza mezza termini usando l’espressione lutàmma, che significa letame. Da questo termine deriva anche un mestiere antico, quello del lutammaro. Una professione ormai dimenticata. Questa figura si dedicava alla raccolta di rifiuti di vario genere, principalmente quelli lasciati dai cavalli delle numerose carrozze dell’epoca.

Questo lavoro comprendeva anche la rimozione di carcasse di animali e la pulizia di bagni pubblici e pozzi neri. Tuttavia, tali rifiuti non erano sprecati, ma venivano venduti ai contadini come prezioso concime.

Con l’avvento delle moderne reti fognarie e l’uso di fertilizzanti alternativi per arricchire il suolo, la professione del “lutammaro” è gradualmente scomparsa. Tuttavia ha mantenuto una presenza attiva soprattutto nelle aree rurali fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono numerosi resoconti di persone che, cercando rifugio dalla devastazione dei bombardamenti urbani, si sono ritrovate in campagna e hanno assistito per la prima volta al passaggio del “lutammaro” con il suo carretto carico di materiale maleodorante.

Il termine “lutammaro” trae origine appunto da “lutamma“, vocabolo napoletano che significa, come già detto, “letame” o “escrementi”. A sua volta, questa parola ha radici nel latino “lutum”, che indicava una melma dal cattivo odore.

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Nonostante la rilevanza e l’utilità di questa professione, i “lutammari” erano spesso emarginati e disprezzati a causa della natura dei materiali con cui lavoravano. Ancora oggi, il termine “lota”, derivato da “lutammaro”, viene utilizzato per offendere pesantemente qualcuno come anche lutamma.