Campi Flegrei, rischio risalita magma: cosa sta succedendo

rischio Campi Flegrei

La situazione critica nei Campi Flegrei continua a destare preoccupazione, nonostante una parziale stabilizzazione degli eventi. Al contrario, gli esperti ora ipotizzano la presenza di magma a basse profondità dietro i recenti episodi di bradisismo. Questo ha portato all’incremento della sorveglianza nella zona e si sta considerando l’innalzamento del livello di allerta a arancione.

Da mesi, l’area dei Campi Flegrei è in agitazione, ospitando uno dei supervulcani più imponenti del mondo, che recentemente ha riacceso la sua attività. Le continue scosse sismiche e l’innalzamento del suolo sono le conseguenze principali di questo fenomeno bradisimico che caratterizza l’area.

Negli ultimi giorni, la frequenza delle scosse sismiche ha rallentato, e la situazione sembra aver acquisito una relativa stabilità. Tuttavia, non è il momento di abbassare la guardia.

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Allarme magma per i Campi Flegrei

La zona è sotto costante osservazione da parte del governo, con la commissione Grandi Rischi e l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia che intensificano i loro sforzi. Tuttavia, rimane incerto se l’attuale fase di quiete sia solo temporanea, e se possa essere seguita da una nuova intensificazione dell’attività vulcanica, o se l’area si stia stabilizzando su un periodo più lungo.

La comunità scientifica è divisa, e ora emerge una nuova teoria basata su modelli elaborati da diverse squadre di vulcanologi. Uno studio pubblicato lo scorso febbraio, intitolato “Dinamica della Camera Magmatica nella Caldera dei Campi Flegrei“, ha messo in luce il ruolo del magma nell’innalzamento attuale del suolo.

Gli esperti hanno analizzato la dinamica della convezione del materiale fuso al di sotto della caldera e hanno scoperto qualcosa di notevole. Sembra che il sistema vulcanico includa serbatoi di magma situati a bassa profondità, forse collegati tra loro.

L’analisi ha confermato l’esistenza di un serbatoio in profondità, a circa 8 km sotto il livello del suolo, con una larghezza orizzontale stimata in alcune decine di km.

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Inoltre, sono state individuate camere di magma parzialmente fuso situate tra 1 e 6 km di profondità, con composizioni che comprendono minerali come trachite e fonolite. C’è il rischio che questo magma, attraverso i terremoti, possa trovare la via per fuoriuscire, causando un’eruzione.

Questo è il motivo per cui gli esperti, nonostante il momento di stabilità, stanno prendendo in seria considerazione l’ipotesi di un rapido peggioramento della situazione.