La superstizione dell’ombrello a Napoli: cosa non si può mai fare

Cosa non si può fare a Napoli con l'ombrello

Il cristianesimo condanna la superstizione come un peccato contro il primo comandamento, mentre le scienze psicologiche la interpretano come una manifestazione del bisogno di sicurezza dell’umanità nei confronti del futuro.

Tuttavia, a Napoli, la superstizione ha assunto un ruolo distintivo, intrecciandosi con la magia e radicandosi profondamente nell’identità partenopea.

Nel contesto napoletano, elementi come ‘o munaciello, ‘a bella ‘mbriana, la smorfia e il corno portafortuna si fondono da tempi antichi, contribuendo a definire le credenze della comunità. Ogni casa a Napoli sembra ospitare cornicelli o ferri di cavallo, spesso combinati con crocifissi, creando un amalgama di sacro e profano visibile a tutti.

Potrebbe interessarti anche: Mai un cappello sul letto a Napoli: il motivo della superstizione

Cosa non si può mai fare con un ombrello a Napoli

L’apertura di un ombrello in casa è diventato un gesto temuto e associato a presagi negativi. Chi non si è mai trovato a “prendere” la critica per aver commesso questo presunto grave errore? A Napoli questo rituale superstizioso si intreccia con la vita quotidiana, riflettendo la profonda radice della superstizione nella cultura locale.

Se qualcuno apre un ombrello in casa allora attrae sfortuna. All’ombra del Vesuvio è molto nota anche la parola jettatura.

Questo termine deriva dal latino “jacere sortes” che significa “gettare le sorti, incantare”, rappresenta un’energia malefica che viene involontariamente proiettata attraverso lo sguardo invidioso. Il destinatario di questa malevolenza è spesso considerato una persona fortunata o straordinariamente felice.

La superstizione si configura come una credenza irrazionale che attribuisce a diversi oggetti o comportamenti il potere di influenzare la maggior parte degli eventi futuri. Nel contesto partenopeo, il malocchio emerge come una tradizione radicata, con le sue origini risalenti al XVIII secolo.

Potrebbe interessarti anche: Venerdì 17, perché a Napoli viene considerato giorno sfortunato

In quel periodo, furono introdotti i primi amuleti, tra cui il ferro di cavallo, il gobbetto e la corona d’aglio, ma il corno divenne soprattutto protagonista nelle abitazioni napoletane. Secondo l’antica tradizione, affinché il corno sia efficace, deve essere realizzato a mano, essere duro, vuoto, ricurvo e a punta.