Il Comune di Nola è conosciuto anche per l’annuale Festa del Torrone che si svolge in città in modo particolare per la ricorrenza di San Felice, patrono del Comune.
Quale il nesso tra il santo e il torrone? Di seguito come si incastra la tradizione storica con quella eno-gastronomica. Un racconto tra mito e leggenda.
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Nola, la tradizione del torrone e San Felice
Come accennato precedentemente, la storia di San Felice vede un mix di mito e leggenda. Fu il primo vescovo della città di Nola ed è vissuto intorno intorno alla alla metà del I secolo d.C.
Felice era, infatti, un giovane che aveva abbracciato con gioia e devozione la parola di Cristo, la fratellanza e il nuovo credo. Proprio per questo motivo fu da sempre vittima di persecuzioni da parte di Diocleziano.
Tanto è vero che, secondo la leggenda, subì una serie di terribili supplizi: tra questi si ricorda la permanenza all’interno di un’arena colma di leoni da cui ne uscì praticamente indenne. Proprio per questo motivo fu, infine, decapitato.
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Il 15 novembre segna una data molto importante per Nola: si parla, infatti, del celebre miracolo della manna. Tutti i fedeli si riuniscono per invocare il sangue santo chiedendogli un segno di protezione che si concretizza in un liquido biancastro, chiamato per l’appunto manna, che esce da un tabernacolo che è collegato alla sua tomba.
Ma non è tutto, in quanto parlare del rito religioso significa anche parlare di un rituale laico che si ricollega al torrone. Tanto è vero che nel giorno dedicato interamente a San Felice, viene ripetuta come da tradizione l’usanza de o’tutero e l’ombrell.
Si tratta di un’usanza che è stata perpetrata per anni sia dai mariti che dai fidanzati che erano soliti portare in dono alle proprie compagne un torrone di forma cilindrica che significasse fertilità. Al tempo stesso erano soliti avere dietro anche un ombrello per ripararsi dalle piogge di novembre.