Napoli, al Pascale partono i vaccini anti-cancro

Napoli, al Pascale partono i vaccini anti-cancro

C’è un grande vanto a rendere grande il nome di Napoli e stavolta la città viene interpellata nel campo medico. Mai come quest’anno si sono verificati importanti sviluppi nella ricerca sull’immunoterapia contro il cancro e la ricerca sui vaccina antitumorali mRNA, sulla quale gioca un importante ruolo l’Italia.

La Nazione veste i panni di una delle protagoniste di questa importante ricerca, in particolare ad essere menzionata è la città di Napoli nella quale, grazie all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, è stato avviato lo studio clinico di fase III del vaccino anti-cancro. 

La città partenopea gioca un importante ruolo nel campo dell’immunologia, nella quale ci sono circa 70 farmaci allo studio sia in fase preclinica che in fase clinica e solo in Italia si contano circa 200 studi clinici in corso per cercare di portare avanti ancora più sviluppi.

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Napoli in prima fila per la ricerca contro il cancro

Sempre a Napoli che si sono riuniti i massimi esperti dell’immunoncologia in occasione della nona edizione dell’Immotherapy e Melanoma Bridge. Ed è proprio il presidente del convegno nonché direttore del dipartimento di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, Paolo Ascierto che dichiara:

“Questo settore rappresenta una svolta negli ultimi 10 anni in campo oncologico. Abbiamo intrapreso questa strada con il melanoma e ora molti farmaci, come i cosiddetti inibitori del checkpoint immunitari, vengono utilizzati contro altre tipologie di tumori. C’è un’alta probabilità che questo avvenga anche per i vaccini mRNA, per iniziare partiremo dal melanoma per poi estendere l’utilizzo con altre forme di cancro”. 

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In merito all’ultimo step del percorso approvativo del vaccino somministrato a Napoli: “Il vaccino si basa sulla stessa tecnologia adottata per l’anti-Covid. In tal senso, utilizzano mRNA sintetici progettati per educare il sistema immunitario a riconoscere delle specifiche proteine che prendono il nome di neoantigeni, che sono espressioni di mutazioni genetiche avvenute nelle cellule malate. Il fine è quello di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti per attaccare efficacemente il tumore“. 

Dalla somministrazione in questione, si conta che circa il 44% mostrano una riduzione del rischio di recidiva di morte in chi lo ha ricevuto in combinazione con il pembrolizumab, noto farmaco immunoterapico. E al riguardo Ascierto precisa che ci vorranno degli anni per ottenere i risultati su quest’ultima fase con la speranza di dare un’opzione terapautica efficace a più persone possibili.