Bergomi su Maradona: “Prendeva tante botte, ma tendeva sempre la mano”

Bergomi su Maradona: "Prendeva tante botte, ma tendeva sempre la mano"

Diego Armando Maradona a Napoli si sa non è solo un giocatore ma un’istutizione. Un “Dios”, un santo paragonabile a San Gennaro, come si vede in giro per la città.

Ma non è amato e rispettato solo all’ombra del Vesuvio. Ancora adesso anche altri giocatori che hanno avuto l’onore e il piacere di giocare con lui ne parlano. Tra questi c’è una vecchia gloria dell’Inter.

Beppe Bergomi, ex difensore dei neroazzurri, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport e tra le altre cose, ha parlato anche del Pibe de Oro.

Tra i complimenti più gratificanti ricevuti nel corso della sua carriera, il calciatore ha ricordato quando Franz Beckenbauer lo incluse, insieme a Riccardo Ferri, nella sua formazione ideale. Tuttavia, il riconoscimento che più lo lusinga proviene da Marco van Basten, che lo definì uno degli avversari più ostici mai affrontati.

Bergomi, a sua volta, ha rivelato che Van Basten era il suo avversario più temibile, escludendo, naturalmente, il più grande di tutti, Maradona. Nonostante fosse uno dei difensori più alti del suo tempo, il giocatore dell’Inter ha ricordato la mole impressionante dell’attaccante, la sua abilità di testa e la sua tecnica straordinaria.

L’agonismo in campo non mancava, con Beppe Bergomi che ha ammesso di aver utilizzato ogni mezzo possibile, dalle cattive giocate alle prese più rude, ma l’olandese restava imperturbabile, raccogliendo la sabbia tirata in faccia e partendo con determinazione.

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Le parole di Beppe Bergomi su Diego Armando Maradona

Ricordando le sfide contro Diego Armando Maradona Beppe Bergomi ha sottolineato la grandezza del leggendario argentino, dichiarando: “A Maradona ho dato certe botte che c’era quasi da vergognarsi, con lui si faceva così per forza: Diego si rialzava e ti dava la mano”.

L’ex difensore considera Maradona, un “marziano calcisticamente,” che sorprendeva con un’intelligenza straordinaria. Inoltre ha parlato del rispetto reciproco in campo, dove ogni colpo scambiato veniva seguito da una stretta di mano.

L’ex Inter ha descritto il numero 10 argentino del Napoli non solo come un genio calcistico, ma anche come un leale combattente per la sua squadra, sia sul campo che al di fuori, paragonandolo a un sindacalista implacabile.

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E Diego era davvero un rivoluzionario, che ha cambiato il modo di fare calcio fuori e dentro il campo.