Campi Flegrei, scoperte le cause dei terremoti: lo studio

Campi Flegrei, scoperte le cause dei terremoti: lo studio

I Campi Flegrei, una vasta area vulcanica situata a nord-ovest di Napoli, hanno recentemente tenuto in ansia la popolazione a causa di una serie di scosse sismiche che hanno suscitato preoccupazioni e timori di eventi eruttivi imminenti. Questa regione, ricca di fenomeni vulcanici, è stata al centro dell’attenzione negli ultimi 3-4 mesi a causa dell’incremento dell’attività sismica.

La preoccupazione principale è stata la possibile influenza su vulcani attivi come il Vesuvio, spesso definito il “gigante dormiente“. Le scosse hanno sollevato interrogativi sulla stabilità della zona e sull’eventuale risveglio di vulcani noti per la loro storia di eruzioni.

Questa situazione ha portato ad aumentare la sorveglianza e la preparazione della popolazione locale di fronte a potenziali scenari sismici e vulcanici, mettendo in evidenza l’importanza della gestione del rischio in un’area tanto ricca di bellezze naturali quanto di potenziali pericoli geologici.

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Perché ci sono tanti terremoti nei Campi Flegrei: la spiegazione

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’University College of London (Ucl) rivela che i terremoti e i movimenti verticali all’interno della Caldera dei Campi Flegrei sono causati da due diversi livelli poco permeabili nella crosta. L’analisi si è concentrata sui cambiamenti della sismicità nel corso del tempo per comprendere l’evoluzione dei disordini vulcanici.

Tra il 1982 e il 1984, si è verificato un sollevamento del suolo a Pozzuoli, vicino al centro della Caldera, di 178 cm, seguito da un cedimento del terreno di 93 cm nel ventennio tra il 1985 e il 2005 e un successivo sollevamento di 118 cm tra il 2005 e novembre 2023.

La maggior parte dei terremoti si è verificata a profondità inferiori a 3 km, poiché la fragile crosta superiore si è allungata su una zona di pressurizzazione situata sotto il sistema geotermico. Questi diversi livelli influenzano i movimenti verticali e la sismicità nei Campi Flegrei, e sono comuni in sistemi vulcanici con alte temperature e circolazione dei fluidi.

Il professore Stefano Carlino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, ha spiegato che il livello più superficiale impedisce in parte la dispersione dei fluidi idrotermali verso la superficie, i quali svolgono un ruolo significativo nell’innesco della sismicità.

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Al contrario, il livello più profondo, al di sotto dei 3 km, presenta rocce più fragili che si rompono facilmente durante i terremoti, accumulando fluidi e magma che aumentano la pressione e il sollevamento del suolo.

Il professor Nicola Alessandro Pino, altro coautore dello studio, ha dichiarato che il sollevamento potrebbe continuare fino a quando lo stiramento della crosta permetterà il maggiore deflusso di gas in superficie, causando la depressurizzazione della sorgente del sollevamento. Ciò è stato osservato durante la fase terminale della crisi bradisismica del 1982-1984.