La vera storia di Masaniello, il pescivendolo simbolo di Napoli

La vera storia di Masaniello, il pescivendolo simbolo di Napoli

Napoli, città millenaria, racchiude una storia complessa e intricata, riflessa nei suoi monumenti, vicoli e stratificazioni culturali. Fondata dai greci nel 7° secolo a.C., ha vissuto dominazioni romane, bizantine, normanne, sveve, angioine e aragonesi.

La sua grandezza rinascimentale è contraddistinta da opere come il Castel Nuovo e il Palazzo Reale. Il barocco napoletano, con il suo stile sontuoso, è evidente nel complesso di Santa Chiara e la Certosa di San Martino.

Tra i momenti più complessi della città di Napoli c’è la rivolta di Masaniello nel 1647, a cui seguì poi l’Unità d’Italia nel 1860. La sua storia intricata continua a riflettersi nelle tradizioni, nell’enogastronomia e nell’anima vibrante della città.

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La storia di Masaniello: sorto dal nulla, finito nel nulla

Nato a Napoli nel 1620, Masaniello, il cui vero nome era Tommaso Aniello, è una figura emblematica nella storia napoletana. Figlio di una città dominata da sette caste nobili, oppressa dalle tasse e soggetta al governo spagnolo del re Filippo IV, Masaniello era un uomo appassionato, noto per il suo banco di pesce nella piazza del mercato.

La scintilla della rivolta scoccò il 7 luglio 1647 quando gli ortolani si ribellarono alla nuova gabella imposta dal Duca d’Arcos. Masaniello, 27 anni, guidò con spirito infiammato la rivoluzione, proclamandosi “capitano generale del fedelissimo popolo napoletano“. La protesta si trasformò in un movimento di ribellione contro il malgoverno e le caste nobili.

Masaniello, con il suo carisma e il sostegno di Giulio Genoino, agitatore politico, raggiunse il potere, costringendo il viceré a negoziare con lui. Tuttavia, egli non si dimostrò in grado di mantenere il controllo, con la paranoia che sfociò in comportamenti irrazionali. Nonostante il suo ruolo di capopopolo, Masaniello soffriva di disturbi del sonno, alimentandosi poco eccessivamente, forse influenzato da un disturbo bipolare.

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La sua morte, avvenuta il 16 luglio 1647, risultò da un complotto orchestrato dal suo stesso “amico” Genoino, preoccupato per le posizioni radicali di Masaniello. Il suo corpo fu decapitato, trascinato per le strade di Napoli e abbandonato tra i rifiuti.

Nonostante la fine tragica, Masaniello entrò nel mito come eroe popolare e redentore. La sua figura fu venerata dalle donne del tempo, diventando simbolo di resistenza e ribellione contro l’oppressione. La sua storia rimane un capitolo fondamentale nella storia di Napoli e una testimonianza dell’ascesa e caduta di un leader del popolo.