Napoli, la triste storia di Corradino di Svevia: il re bambino

La triste storia del re Corradino di Svevia

Napoli, ricca di storia, ha conosciuto numerosi sovrani e dominazioni straniere. Dai primi re normanni, come Ruggero I, ai sovrani aragonesi come Alfonso il Magnanimo, la città ha sperimentato varie dinastie. Gli spagnoli, con Carlo V e Filippo II, hanno influenzato notevolmente il destino di Napoli.

La dominazione francese, con Gioacchino Murat, ha portato un’effimera parentesi napoleonica. Successivamente, Napoli fece parte del Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone. Questa ricca storia di regnanti e dominazioni straniere ha plasmato l’identità culturale e architettonica della città nel corso dei secoli.

Nel fervente contesto della lotta tra Guelfi e Ghibellini per il controllo del Sud Italia e del trono di Napoli, emerge la tragica vicenda di Corradino di Svevia, un capitolo avvincente della storia napoletana immortalato anche da Dante nella Divina Commedia.

Potrebbe interessarti anche: A Napoli c’è questa “maschera” che in pochi conoscono: una figura storica della città

Corradino di Svevia, il re di Napoli tradito

Nel 1268, il giovane Corradino, erede di Federico II di Svevia, decise di reclamare il trono napoletano, precedentemente usurpato da Carlo d’Angiò, fratello di Luigi IX di Francia. La sconfitta subita a Scurcola, presso Tagliacozzo, il 23 agosto 1268, sancì il suo destino e la fine della dinastia Hohenstaufen nel Sud Italia.

Tradito da Giovanni Frangipane, un precedente sostenitore, Corradino fu catturato e portato a Napoli, dove subì un processo formale, principalmente concepito per fornire una parvenza legale alla sua imminente esecuzione. Condannato a morte, Corradino, a soli 16 anni, fu decapitato il 29 ottobre 1268 a Campo Moricino, l’odierna Piazza Mercato di Napoli.

Le spoglie mortali di Corradino di Svevia trovano riposo nel monumento funebre commissionato nel 1847 da Maximilian II Wittelsbach, futuro re di Baviera, e realizzato dallo scultore danese Bertel Thorvaldse.

Massimiliano II Wittelsbach, attraverso un’apposita lapide commemorativa, sottolineò il suo legame familiare e storico con Corradino di Svevia, definendolo “parente della casa sua“.

Potrebbe interessarti anche: A Napoli un tempo si vendeva l’acqua sulfurea e ferrata: ecco cos’era

La lapide, posta davanti al piedistallo, testimonia il riconoscimento della grandezza di Corradino come ultimo degli Hohenstaufen.

Questo monumento,  offre un suggestivo racconto scolpito nella pietra, testimoniando il tragico destino di Corradino e la sua importanza storica. La sua figura si erge come un simbolo della resistenza e della tragica fine di una dinastia che ha segnato profondamente il panorama politico e culturale di Napoli.