Gioacchino Murat, l’ultimo desiderio del re di Napoli prima di morire

Gioacchino Murat, l'ultimo desiderio del re di Napoli prima di morire

Gioacchino Murat è stato una figura di grande importanza nella storia napoleonica, oltre ad essere stato il re di Napoli dal 1808 al 1815. Nasce in Francia nel 1767 all’interno di una famiglia che gestiva i beni ecclesiastici del priorato di Anglars.

Murat inizia la sua carriera militare davvero molto giovane e viene ricordato per essersi distinto sia per coraggio che per abilità sul campo di battaglia. In modo particolare si ricorda un episodio del 1795, quando fu di fondamentale importanza per reprimere insurrezione realista che era scoppiata a Parigi.

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Gioacchino Murat, ecco quali furono le parole del re

Come si accennava precedentemente, Gioacchino Murat fu particolarmente elogiato sul campo e divenne generale durante le guerre napoleoniche. Il suo nome è legato indissolubilmente a Napoleone a causa del matrimonio con la sorella di quest’ultimo, Carolina Bonaparte.

Inoltre, sempre in battaglia occorre ricordare anche la presenza fondamentale di Murat durante il colpo di stato del 1799 che aiutò in maniera incontrastata Napoleone a salire definitivamente al potere. Tante è vero che fu nominato maresciallo dell’imperatore qualche anno più tardi.

Fu Napoleone stesso a nominarlo re di Napoli nel 1808 subito dopo la costituzione del Regno di Napoli. Ma Murat è anche ricordato come un grande innovatore, in quanto durante i pochi anni che trascorse sul trono ha cercato in tutti modi di introdurre delle riforme di tipo amministrativo, giuridico ed economico.

Si è dimostrato sempre un fedele alleato di Napoleone, ma sul finire del 1814 decise di cambiare alleanza cercando di mantenere inalterato il potere subito dopo la fine dell’imperatore francese. Pur tuttavia non fu una decisione felice, in quanto il desiderio di unirsi agli Alleati gli costò il trono e fu costretto a lasciare Napoli nel 1815.

Tentò in tutti modi di riconquistare il regno di Napoli, ma quando salì nuovamente al potere Ferdinando, Gioacchino fu catturato e si ritrovò dinanzi un plotone di esecuzione pronto a rispondere al comando e a giustiziarlo. L’ex reggente fu fucilato a Pizzo, in Calabria, e si racconta che fu anche un uomo vanitoso fino all’ultimo.

Proprio nel momento in cui il plotone di soldati stava per eseguire gli ordini, gli venne chiesto qual era il suo ultimo desiderio. Murat chiese di essere colpito al petto e non al volto che avrebbe voluto che rimanesse intatto e bello fino all’ultimo.

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La sua figura è stata spesso al centro del dibattito degli storici specialmente per le sue velleità politiche, ma nonostante ciò è riuscito in ogni modo a contribuire ad uno dei momenti più difficili della storia di Napoli.