Napoli, si sono svolti nel pomeriggio del 4 giugno i funerali della povera Martina Carbonaro: in migliaia per l’ultimo saluto alla 14enne uccisa in modo assurdo e barbaro dal suo ex per motivi di gelosia.
Si è svolto nelle scorse ore, nella Basilica di Sant’Antonio ad Afragola, il funerale di Martina Carbonaro, la quattordicenne brutalmente uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci. La tragedia, avvenuta il 26 maggio, ha scosso l’intero Paese e la città ha risposto con una partecipazione imponente.
Migliaia di persone si sono radunate per dare l’ultimo saluto alla giovane vittima. La cerimonia è stata officiata dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia, che durante l’omelia ha lanciato un forte appello contro la violenza di genere.
Per accogliere la folla accorsa, è stato installato anche un maxi schermo all’esterno della chiesa. L’intera area è stata chiusa al traffico, mentre palloncini bianchi e corone di fiori hanno trasformato il sagrato in un simbolo di lutto e speranza.
Momenti di grande commozione durante i funerali
Tra i tanti omaggi, anche quello della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha inviato una composizione floreale deposta sul sagrato. La piazza ha risuonato più volte dell’urlo collettivo: “Martina sei tutti noi”, seguito da lunghi applausi.
Durante il rito funebre, il cardinale Battaglia si è rivolto soprattutto ai giovani, esprimendo preoccupazione per una cultura affettiva distorta: “L’amore non punisce e non costringe. Chi confonde il controllo con l’affetto, chi pensa che amare significhi possedere, deve sapere che questo è l’inizio della violenza. Questo è femminicidio, e va chiamato con il suo nome”. Con voce rotta dall’emozione, il cardinale ha interrotto per un momento il suo discorso, raccogliendo l’abbraccio della comunità presente.
L’omicidio di Martina presenta, inoltre, dettagli inquietanti emersi dall’autopsia: secondo i consulenti tecnici della famiglia, la ragazza non sarebbe morta subito, ma sarebbe stata lasciata agonizzante all’interno dell’ex abitazione del custode dello Stadio Moccia. Solo gli esami istologici potranno chiarire quanto tempo sia passato tra le percosse e la morte.
Un delitto assurdo e un dolore che ha scosso una comunità intera
Le ferite riscontrate sul cranio – due nella parte occipitale e una frontale – fanno ipotizzare un’aggressione violenta, ma resta da determinare se vi sia stato accanimento. Nel frattempo, in memoria di Martina e di Santo Romano, vittima anch’egli di violenza, si è tenuta una partecipata manifestazione pubblica al PalaCasoria “Domenico D’Alise”.
Hanno preso parte centinaia di studenti, rappresentanti di associazioni, esponenti istituzionali e cittadini. Tra i momenti più toccanti, le testimonianze della madre e della zia di Santo, oltre a quelle di una giovane donna che ha raccontato la propria esperienza di rinascita grazie al Centro Antiviolenza di Casoria.
Il dolore per la perdita di Martina resta profondo, ma la sua memoria continua a mobilitare una comunità intera, chiamata oggi più che mai a un cambiamento culturale urgente.