Sanremo 2025, la rivelazione del procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “Minacce di morte”

Nicola Gratteri a Sanremo 2025

Sanremo 2025, la rivelazione del procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “Minacce di morte”. Ecco cosa ha dichiarato il magistrato poco prima della prima puntata del Festival di Carlo Conti. 

L’emergenza dei telefoni cellulari all’interno delle carceri italiane si fa sempre più pressante, con un numero crescente di dispositivi sequestrati ogni anno. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, torna a lanciare l’allarme da Casa Sanremo, ribadendo la necessità di adottare misure tecnologiche adeguate per contrastare il fenomeno.

Secondo Gratteri, l’unica soluzione efficace sarebbe l’installazione di jammer, dispositivi in grado di bloccare le comunicazioni mobili all’interno delle strutture detentive, almeno in quelle di massima sicurezza.

Il problema, tuttavia, continua a essere sottovalutato, mentre i dati dimostrano quanto sia diffusa questa pratica.

L’emergenza dei telefoni cellulari nelle carceri

Ogni giorno vengono individuati e sequestrati cellulari introdotti clandestinamente nelle celle, strumenti che permettono ai detenuti di mantenere contatti con l’esterno e, nei casi più gravi, di gestire attività criminali anche da dietro le sbarre.

A confermare la gravità della situazione è l’ultimo blitz avvenuto a Pomigliano D’Arco in provincia di Napoli, che ha portato all’arresto di 27 persone. Tra queste, ben sette detenuti utilizzavano i telefonini per scopi illeciti: c’era chi minacciava di morte, chi imponeva il pagamento di tangenti e chi, in casi apparentemente più banali ma sintomatici del problema, si serviva delle videochiamate per scelte personali, come il colore dei pantaloni da indossare.

Gratteri sottolinea che questi ultimi episodi possono sembrare marginali, ma ciò che desta maggiore preoccupazione è l’uso dei telefoni per dirigere operazioni criminali anche dall’interno del carcere.

L’influenza della camorra su alcuni territori continua a essere evidente e pericolosa. Il procuratore non ha mancato di commentare i recenti arresti effettuati a Pomigliano d’Arco, confermando la presenza di un’organizzazione criminale radicata e violenta.

Un problema diffuso e sottovalutato

Un’affermazione che si riallaccia alle parole della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, la quale aveva evidenziato il problema nonostante le smentite da parte dell’amministrazione locale.

Le indagini hanno portato alla luce numerose imputazioni, tra cui estorsioni, usura e violenze legate alle attività della camorra. Ma l’aspetto più inquietante è che molti dei boss arrestati continuavano a dirigere le loro operazioni direttamente dal carcere, dimostrando come l’ingresso dei telefonini dietro le sbarre sia una pratica consolidata da anni.

Gratteri insiste quindi sulla necessità di un intervento deciso da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), che dovrebbe investire nell’acquisto e nell’utilizzo dei jammer per neutralizzare il problema.

Il costo di questi dispositivi, stimato intorno ai 60mila euro ciascuno, è un prezzo che lo Stato dovrebbe essere disposto a pagare per garantire la sicurezza e impedire ai detenuti di continuare a comunicare con l’esterno per scopi criminosi.

Senza un’azione concreta, avverte il procuratore, le indagini continueranno a documentare nuovi reati e la criminalità organizzata manterrà il controllo anche dietro le sbarre minacciando di morte chiunque si possa mettere contro i loro interessi.