Rosario Samperi, trovato morto sotto il Ponte Petrolo (Graniti). La famiglia: “Rosario è stato ammazzato e lasciato sotto al ponte, esumate il cadavere e indagate”

Caso Rosario Samperi

Il caso Rosario Samperi, il giovane trovato morto sotto un ponte in Sicilia, continua a sollevare interrogativi: la famiglia respinge l’ipotesi del suicidio, Rosario è stato ammazzato e chiede nuove indagini per arrivare alla verità. 

A quasi due anni dalla tragica scoperta del corpo senza vita di Rosario Samperi, rinvenuto il 17 agosto 2023 ai piedi del ponte Petrolo, lungo la Statale 185, il mistero sulla sua morte resta fitto. Mentre la Procura di Messina continua a propendere per l’archiviazione del caso con la formula del suicidio, la famiglia del 46enne siciliano non ci sta e chiede a gran voce che venga fatta piena luce su quanto accaduto, che si indaghi.

Il legale della famiglia, l’avvocato Gianmario Sposito, si è presentato questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa Tiziana Leanza, incaricata di valutare la nuova richiesta di opposizione presentata. Sposito ha ottenuto la fissazione di un’ulteriore udienza camerale e ha chiesto che vengano disposti nuovi accertamenti tecnici, ritenuti fondamentali per chiarire i punti ancora oscuri della vicenda.

Una vicenda che si spera possa arrivare alla svolta

Secondo quanto sostenuto dal legale e dai familiari, Rosario Samperi non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe stato ucciso giorni prima del ritrovamento del cadavere. A supporto di questa tesi, ci sarebbero evidenze di natura tecnica e scientifica, tra cui la presenza di larve sul corpo del 46enne che, secondo il genetista forense di caratura internazionale, Prof. Marzio Massimiliano Capra, indicano una morte avvenuta giorni prima del 17 agosto. Un elemento che, se confermato, aprirebbe nuovi scenari rispetto alla versione ufficiale, unica sin qui percorsa.

Non solo. I vestiti indossati da Samperi al momento del ritrovamento sarebbero risultati privi di tracce ematiche, un’anomalia secondo gli esperti della famiglia, che sollevano dubbi anche sulle modalità del presunto impatto. “Rosario pesava oltre cento chili ed era alto un metro e ottantasette – ha ricordato l’avvocato –. Se fosse precipitato da un’altezza di circa 14 metri, come sostiene la ricostruzione ufficiale, avrebbe riportato traumi evidenti al volto. Invece il volto era integro, così come il naso denti milza e fegato. Un particolare che non può essere ignorato”. Non di poco conto appare anche la distanza in cui il corpo giaceva, ben 5 metri dalla perpendicolare del ponte ed una posizione parallela rispetto dal punto di (improbabile) caduta

La famiglia di Rosario non si arrende all’ipotesi suicidio

Ulteriori rilievi critici riguardano il fascicolo investigativo: secondo la difesa, il verbale di ispezione cadaverica – che segnalava proprio la presenza delle larve (e non solo) – non sarebbe stato incluso tra gli atti considerati per l’autopsia, quindi a disposizione del consulente del PM sollevando, anche qui, interrogativi sulla completezza dell’esame autoptico.

Nel frattempo, la famiglia Samperi ha anche formalizzato la richiesta di esumazione del corpo per eseguire una TAC post mortem, al fine di analizzare eventuali lesioni interne non rilevate nel primo esame. “È un accertamento essenziale – ha spiegato Sposito –. Potrebbe dirci se Rosario è rimasto in agonia prima della morte e offrire risposte che finora sono mancate”.

Oltre a ciò, l’avvocato ha ribadito la necessità di acquisire i tabulati telefonici e i dati relativi alle celle d’aggancio dei dispositivi mobili, ritenuti cruciali per ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Le indagini condotte con l’ausilio dell’investigatore privato Matteo Righini avrebbero portato a elementi ritenuti significativi ma ancora non esplorati dagli inquirenti.

La famiglia non si arrende, decisa a ottenere giustizia per Rosario. “Non cerchiamo vendette – ha concluso il legale – ma solo la verità. E la verità, oggi, è ancora tutta da scrivere”.

Le parole del fratello di Rosario: “Presto avremo la verità”

In una lettera pubblica, Giuseppe, il fratello di Rosario Samperi ha espresso profonda gratitudine per la vicinanza ricevuta in questi due anni di dolore: “Un doveroso quanto sentito ringraziamento va ad ognuno di voi che mi avete mostrato sincera vicinanza per la morte di mio fratello Rosario: e tanto anche a nome della mia intera famiglia, nessuno escluso”.

“Oggi, a distanza di circa due anni da quel maledetto 17 agosto 2023, giorno del ritrovamento esanime di mio fratello, sono davvero impossibilitato a raccontarvi la vera storia di tutto quanto penso sia successo, ma prometto che appena potrò, procederò senza indugio e lo farò in maniera concreta e con documenti alla mano! In tanti, privatamente, mi avete chiesto, tentando di “strapparmi” qualche considerazione in più, ma come detto, proprio non posso e spero che dopo la celebrazione della udienza del 19 giugno che si terrà innanzi al G.I.P. del Tribunale di Messina, potrò dirvi davvero come è morto mio fratello”.

“Una storia, quella di Rosario, che è apparsa da subito complicata e “complessa”, così come si legge nella relazione del medico intervenuto nella immediatezza del ritrovamento. Posso però gridare a squarciagola che la famiglia Samperi, nonostante vivesse un dolore indescrivibile, nonostante avesse patito una tragedia, nonostante fossimo le cosiddette “persone offese”, ha subito le più vergognose considerazioni, le più infamanti illazioni, le più svariate diffamazioni senza che vi fosse alcuna considerazione neppure per il mio amato e caro fratello: ed è questo che ha reso il mio percorso ancora più duro e faticoso”.

“Tutti noi della famiglia ci domandavamo del perché di tanto fango e, soprattutto ci domandavamo del perché dovevamo stare in silenzio, quasi, oserei dire, costretti a mantenere quel DECOROSO E COMPOSTO SILENZIO. E ci domandavamo ancora del perché per analoghe tragedie l’intera Italia ne parlava ed i familiari gridavano verità e giustizia e alla famiglia Samperi tutto questo non era concesso? E quando verrà il tempo, conclude il fratello di Rosario, condividerò pubblicamente tutti gli atti acquisiti al fine fare chiarezza ed individuare ed, ancora, distinguere ogni singolo aspetto”.