Rosario Samperi, trovato morto sotto un ponte: le indagini si riaprono

Rosario Samperi

Il gip Tiziana Leanza “boccia” la richiesta di archiviazione: nuovi approfondimenti su telefono, ora del decesso e posizione del corpo. La famiglia, sulla base di dati medico/scientifici forniti dai consulenti, Dott. Antonio Messina, Dott. Marzio Massimiliano Capra coadiuvati dall’investigatore Matteo Righini e non per ultimo dall’Avv. Gianmario Sposito è convinta che Rosario Samperi è stato ammazzato.

Una svolta inaspettata riporta sotto i riflettori la vicenda legata alla morte di Rosario Samperi, il 46enne trovato senza vita sotto un ponte della Strada Statale 185 nell’agosto del 2023. Il giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Messina, ordinando invece nuovi e approfonditi accertamenti, sin qui non fatti. Un passaggio decisivo che rilancia l’inchiesta e apre nuovi interrogativi sulla dinamica e sulle cause del decesso.

Fino ad ora, la “unica” tesi ufficiale sostenuta dagli inquirenti ha ipotizzato un suicidio, ma la famiglia di Samperi non ha mai accettato questa versione, puntando piuttosto su una possibile morte violenta avvenuta in circostanze ancora tutte da chiarire e sicuramente non in quei luoghi. A rappresentarli è l’avvocato Gianmario Sposito, che ha portato avanti con determinazione una battaglia legale per impedire che il caso venisse chiuso frettolosamente.

Una battaglia giudiziaria che continua

La decisione della gip Leanza arriva a pochi giorni dall’ultima udienza sul caso, e rappresenta un chiaro segnale che le indagini dovranno proseguire, dovranno essere fatte. Al pubblico ministero spetterà ora approfondire vari aspetti ancora poco chiari: dalla ricostruzione temporale delle ultime ore di vita di Samperi, basata anche sui tabulati telefonici e sulle celle di aggancio, fino alla precisa posizione del cadavere ritrovato ai piedi del viadotto.

Particolare attenzione sarà rivolta a questi elementi, giudicati fondamentali anche dal detective privato Matteo Righini, che ha affiancato la difesa nelle sue indagini parallele. Nei prossimi giorni saranno inoltre nuovamente ascoltati i consulenti tecnici della Procura, chiamati a rivedere le proprie valutazioni su orario della morte e dinamica della presunta caduta.

Ancora una volta – ha dichiarato Sposito a MessinaToday – possiamo riscontrare che il sistema giudiziario è in grado di reagire e garantire la tutela delle vittime e delle loro famiglie. La decisione del giudice è un passo importante verso la ricerca della verità.

Dubbi, anomalie e richieste ancora inevase

Già in passato la famiglia Samperi era riuscita a bloccare una prima richiesta di archiviazione, poi annullata per vizi formali. Il provvedimento, infatti, era stato emesso senza notificare correttamente l’intenzione di chiudere l’inchiesta alle parti offese. Ora, invece, le motivazioni per cui il caso resta aperto o, meglio ancora, venga riaperto sono di merito, e riguardano direttamente le incongruenze emerse sin dall’inizio.

Numerosi i dubbi sollevati dai familiari, che chiedono a gran voce l’esumazione del corpo per effettuare una TAC in grado di rilevare eventuali lesioni compatibili con un’aggressione, trasformare quella miriade di “verosimili” in dati certi. Secondo la loro ricostruzione, Samperi potrebbe essere stato ucciso 3/4 giorni prima rispetto alla data ufficiale del ritrovamento.

Quindi portato in quei luoghi per simulare un suicidio, e di questo, ve ne sarebbe contezza anche da quanto riferito dal primo esame effettuato dal medico necroscopo, intervenuto sui luoghi, dott. Emanuele Caragliano, il quale rappresenta la presenza di larve di alcuni millimetri nonché, cosa sicuramente non di poco conto, una iniziale affermazione nella descrizione del cadavere come “Corpo integro”.

La repertazione delle larve presenti, atto questo non presente nel fascicolo, sicuramente potrà fornire ulteriori dati come anche i rilievi tecnici, eseguiti dalla Compagnia Carabinieri di Taormina, all’epoca capitanati dal Ten. Alfio Polisano, come si legge in atti, e non presenti nel fascicolo, potranno meglio aiutare nella ricostruzione dei fatti.

Un elemento particolarmente, quantomeno controverso, riguarda le condizioni in cui è stato trovato il corpo. Rosario Samperi, alto 1,87 metri e con un peso superiore ai cento chili, giaceva a faccia in giù. Eppure, il volto risultava inspiegabilmente integro, senza alcuna frattura a naso o denti (dato questo corroborato in esame autoptico. “Dopo un volo di quasi 14 metriha osservato l’avvocato Spositoè impossibile che non si verifichino danni evidenti al viso”.

Il ruolo decisivo della medicina forense

Ulteriori indizi sono emersi dall’esame degli abiti indossati dalla vittima. I vestiti, infatti, non presentavano tracce di sangue, e sul corpo sono state trovate larve in avanzato stadio di sviluppo. Proprio da quest’ultimo dettaglio si è sviluppata una nuova tesi scientifica, affidata al genetista forense Marzio Massimiliano Capra, noto quale consulente della famiglia di Chiara Poggi, chiamato a esaminare attentamente le condizioni del cadavere.

Secondo il Dott. Capra, le dimensioni delle larve lascerebbero ipotizzare che il decesso sia avvenuto diversi giorni prima del ritrovamento ufficiale. Un particolare che, se confermato, potrebbe rimettere in discussione tutta la ricostruzione iniziale quindi suffragare la tesi sostenuta da sempre dai familiari di Rosario.