Rosario Samperi, giallo sul cellulare: due chiamate dopo il sequestro

Caso Rosario Samperi

Due telefonate dopo il sequestro del telefono, vestiti senza sangue e caduta senza traumi: la famiglia chiede verità su un caso che presenta troppi punti oscuri.

A distanza di quasi due anni dal tragico rinvenimento del corpo esanime di Rosario Samperi, il 46enne di Graniti trovato senza vita sotto il ponte Petrolo di Graniti, in provincia di Messina, il mistero attorno alla sua morte resta fitto.

Il giudice per le indagini preliminari Dott.ssa Tiziana Leanza, solo un mese fa, ha respinto la seconda richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, a firma del Sost. Proc. Dott.ssa Roberta La Speme, ordinando invece nuove indagini. Una decisione accolta con sollievo e speranza dai familiari di Rosario, che da tempo chiedono verità e giustizia.

Il legale della famiglia, l’avvocato Gianmario Sposito, ha formalizzato una nuova istanza alla Procura di Messina, al Pubblico Ministero che segue il caso, la Dott.ssa Roberta La Speme: l’obiettivo è che si indaghi per sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Una svolta che potrebbe aprire nuovi scenari investigativi.

Il nodo del cellulare: cosa nascondono le telefonate?

È proprio attorno al cellulare di Rosario che si concentra l’attenzione degli investigatori privati coadiuvati dal Dott. Matteo Righini e dei consulenti della famiglia. Quel telefono, trovato integro nella tasca sinistra dei jeans dell’uomo, potrebbe contenere la chiave per comprendere le sue ultime ore di vita.

Ma alcuni dettagli stanno sollevando interrogativi inquietanti tra i quali, ad esempio, chi ha autorizzato, alla presenza degli organi inquirenti, persone estranee a spostare il corpo esanime del SAMPERI? Chi ha autorizzato a persone estranee a estrarre il telefono cellulare dalla tasca del jeans del SAMPERI?

Su questi “gravissimi” elementi, segnala l’avvocato Sposito, la famiglia si riserva di formalizzare nelle sedi opportune. Secondo quanto emerso e riferito dall’avvocato Gianmario Sposito, il cellulare di Rosario risulta inattivo dal 12 agosto 2023, ben cinque giorni prima del ritrovamento del corpo, avvenuto il 17.

Eppure, proprio quel telefono – formalmente sequestrato e già sotto la custodia dei carabinieri – risulterebbe essere stato utilizzato per effettuare due telefonate in seguito.  Chi ha effettuato quelle chiamate? E soprattutto: come è possibile che un dispositivo già in mano agli inquirenti sia stato utilizzato? Si tratta di un errore nei verbali? O qualcuno ha avuto accesso al telefono senza autorizzazione?

L’ultima telefonata, “verosimilmente” attribuita a Rosario, risulta essere stata effettuata all’operatore telefonico ILIAD in data 12 Agosto 2023, per verificare il credito residuo. Poi il nulla. Un silenzio che pesa come un macigno.

“Rosario non si è suicidato”: la famiglia non ha dubbi

La tesi del suicidio, ipotesi inizialmente accreditata dagli inquirenti, non ha mai convinto, sulla base di dati medico/scientifici, i familiari. Fin dall’inizio, hanno ritenuto impossibile che Rosario si sia tolto la vita. A rafforzare i loro sospetti, il fatto che l’uomo potesse aver visto qualcosa di compromettente, forse legato al furto avvenuto tra il 27 ed il 28 Luglio 2023, ai danni della chiesa San Basilio Magno di Graniti.

Indiscrezioni, riguardo alla correlazione degli eventi, erano emerse sin da subito: se ne parlava in ogni angolo del paese e allora, sarebbe forse momento di approfondire questa tesi/pista investigativa?

“Crediamo – afferma il legale – che Rosario sia stato ucciso, magari per errore o nel corso di una lite, perché ha visto/riconosciuto qualcosa e/o qualcuno che non doveva vedere (gli autori del furto in chiesa?). Le telefonate possono aiutarci a ricostruire la verità, minuto per minuto”.

Traumi assenti e larve sul corpo: i dubbi aumentano

Ulteriori ombre si allungano sul caso anche grazie agli elementi emersi dall’esame esterno del cadavere compiuto dal Dott. Emanuele Caragliano intervenuto sui luoghi quel 17 agosto 2023. Nonostante una caduta da quasi 14 metri, nonostante il corpo è stato rinvenuto ad una distanza di 5 metri dalla perpendicolare del ponte, il volto di Rosario risultava intatto, senza segni evidenti di trauma cranico o fratture a naso e denti.

Ma com’è possibile che un uomo alto 1,87 e dal peso di oltre cento venti chili non abbia riportato lesioni facciali? Ed ancora, sempre il Dottor Caragliano, nella sua relazione riferisce: “Alla supinazione del corpo è possibile apprezzare MODESTA CHIAZZA DI LIQUIDI EMATICI parzialmente essiccata in corrispondenza del punto di contatto del volto con il terreno sottostante. NON SI APPREZZANO CHIAZZE SIMILI IN ALTRE ZONE DEL TERRENO”.

Di tale circostanza, affermata dal Dott. Caragliano, vi è riscontro, inoltre, anche da parte del Consulente della Procura, Dott.ssa Elvira Ventura Spagnolo la quale, nel richiedere una proroga nel deposito della consulenza, afferma che la stessa risulta indispensabile vista l’ASSENZA DI LIQUIDI nel corpo, al fine di effettuare esami tossicologici. Tale assenza di liquidi, veniva anche relazionata dal consulente di parte della famiglia Samperi, presente durante l’autopsia, il Dott. Antonio Messina; anch’egli, nella sua relazione, poi versata in atti in fase di opposizione, poneva il quesito di dove fosse finito il sangue di Rosario.

E allora non ci può non porre il quesito: premesso che sul luogo del rinvenimento si apprezzava “MODESTA CHIAZZA DI LIQUIDI”, atteso che in fase autoptica, come dichiarato dalla Consulente del PM, “IL CORPO ERA PRIVO DI LIQUIDI” ci si chiede,Dove e’ finito il sangue di Rosario Samperi?”. Tre professionisti, ognuno per la propria parte di competenza, concordano con (ndr. l’immotivata) l’assenza di liquidi e allora, è forse arrivato il momento di rivedere il tutto?

A rendere ancora più sospetta la dinamica, il fatto che i vestiti dell’uomo non presentavano tracce di sangue. Nonostante il cadavere fosse in stato di decomposizione, le analisi condotte dal genetista forense Dott. Marzio Massimiliano Capra hanno rivelato la presenza di larve in uno stadio avanzato di sviluppo evidenza, tra l’altro, evidenziata anche dal Dott. Caragliano il giorno del rinvenimento. Circostanza, questa, che suggerisce un decesso avvenuto diversi giorni prima del giorno del rinvenimento, il 17 agosto 2023.

Qualcuno sa, ma non parla?

I familiari di Rosario Samperi chiedono ora che venga disposta l’esumazione del corpo, per sottoporlo a una TAC post mortem (non effettuata il giorno dell’autopsia), in grado di individuare eventuali lesioni ossee o interne non rilevabili a occhio nudo. Una richiesta che, se accolta, potrebbe offrire risposte decisive.

Ma mentre si attendono nuovi sviluppi, resta una domanda: quanti altri dettagli ancora taciuti potrebbero emergere dalle indagini, se solo si avesse il coraggio – o l’interesse – di guardarli da vicino?

Chi ha usato quel cellulare sotto sequestro? E cosa è accaduto a Rosario Samperi nei giorni precedenti al suo ritrovamento? In attesa della verità giudiziaria, la famiglia continua a cercare risposte. E con loro, un’intera comunità ancora scossa da un enigma che oggi, più che mai, grida verità e giustizia.