Caso Rosario Samperi, i REPERTI mai analizzati da parte delle autorità competenti e la convinzione dei familiari: si tratta di omicidio.
Graniti, 17 agosto 2023. Rosario Samperi, 46 anni, viene trovato senza vita ai piedi del ponte Petrolo. Per la Procura di Messina e per gli inquirenti si tratta fin dall’inizio di un suicidio. Ma la famiglia non ci sta: troppe incongruenze, troppe lacune investigative, troppi silenzi. E oggi, a distanza di due anni, il fascicolo continua a lasciare aperti interrogativi inquietanti.
I sequestri “parziali” e le “scelte” inspiegabili in un determinismo assoluto
Gli indumenti indossati dalla vittima – jeans, maglietta, cintura e scarpe – insieme a un telefono cellulare e a una bottiglia di plastica, furono posti sotto sequestro dai Carabinieri di Graniti. Non altrettanto accadde con un marsupio nero rinvenuto sul posto, inspiegabilmente escluso dai reperti e poi restituito ai familiari. Anche il marsupio poteva fornire elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto.
Una scelta che, già da sola, solleva dubbi: perché quel dettaglio è stato ignorato? E di quel telefono sotto sequestro, dal quale emergono ben due telefonate, come mai non vi sono verbali che relazionano le operazioni compiute? Chi e perché ha utilizzato quel cellulare sotto sequestro?
Le tracce “tralasciate” sulla scena del crimine
Ma ciò che più colpisce è ciò che non è stato fatto. Sotto il volto di Rosario era presente una chiazza essiccata di verosimile sostanza ematica, come annotato dal medico legale dott. Emanuele Caragliano. Eppure, nessun prelievo del terreno venne disposto. Lo stesso accadde per le larve presenti sul corpo: il genetista forense dott. Marzio Massimiliano Capra aveva sottolineato come lo stato di colonizzazione non fosse in armonia con l’epoca della morte stimata.
Un elemento fondamentale per datare con precisione il decesso, ma rimasto inspiegabilmente non repertato. Come mai quindi si è parlato empiricamente di verosimili tracce di sangue escludendo le analisi del terreno che avrebbero potuto dimostrare con estrema certezza che invece di liquidi ematici poteva trattarsi di liquidi cadaverici.
L’iniziativa dei familiari
In ragione di queste che appaiono delle mancanze notevoli nella conduzione delle indagini, la famiglia della vittima, con l’intervento dell’investigatore privato, il dott. Matteo Righini, si preoccupò di far repertare il terreno sottostante il punto di contatto del volto di Rosario consegnandolo formalmente ai Carabinieri il 26 agosto 2023.

Da quel momento, però, il buio. Nessuna analisi tecnica, nessuna perizia di laboratorio. Non un referto, non una risposta. Il legale della famiglia, l’avv. Gianmario Sposito, chiese al titolare delle indagini, la dott.ssa Roberta La Speme, che fossero disposti accertamenti sul materiale repertato, o in subordine, che venisse restituito così da consentire alla famiglia di procedere a proprie spese nell’analisi. La risposta? Nessuna. Un silenzio che pesa come un macigno e che, secondo i familiari, sa di rifiuto a fare chiarezza.
I rilievi tecnici non presenti in atti
Ancora più sconcertante è il vuoto documentale sui rilievi tecnici eseguiti dalla Sezione Operativa dei Carabinieri di Taormina, presente sulla scena del crimine. Lo stesso medico legale Caragliano li cita nella sua relazione, eppure – a due anni di distanza – nel fascicolo della Procura non vi è traccia di tali atti. Per quale motivo? Perché un avvocato difensore non può visionare documenti che, per legge, dovrebbero essere messi a disposizione della difesa?
Le domande inevase
Perché i rilievi sul luogo della morte non sono mai stati approfonditi? Perché i reperti raccolti non sono stati analizzati? Perché, dopo due anni, la famiglia non ha ancora avuto accesso a documenti che potrebbero chiarire e meglio ricostruire le dinamiche e le ultime ore di vita di Rosario Samperi?
Un uomo è stato trovato morto. La Procura ha scelto di concludere la vicenda con la pista più rapida, il ponte, quindi il suicidio. Ma la famiglia, i loro legali e i consulenti di parte continuano a sostenere con dati oggettivi: questo non è un suicidio, ma più “semplicemente” un omicidio.
La vera domanda, la più inquietante, rimane oggi un’altra: si tratta di “errori” frutto di superficialità investigativa, o invece si “nasconde” qualcosa di più grave?