Capodanno a Napoli, cosa si mangia nel cenone del 31 dicembre: andiamo a scoprire i piatti tipici della tradizione partenopea sulle tavole delle famiglie nella sera più attesa dell’anno.
Mentre la città si prepara a salutare l’anno che finisce, nelle case di Napoli e nei ristoranti prende forma uno dei riti più sentiti della tradizione partenopea: il cenone di San Silvestro. Un appuntamento che resiste al tempo, alle mode e perfino all’aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime, trasformandosi ogni anno in una vera e propria maratona gastronomica.
Tra pesce fresco, ricette storiche e tavole imbandite senza risparmio, il Capodanno napoletano si conferma uno dei più ricchi d’Italia, anche dal punto di vista calorico: si sfiorano infatti le 1.900 calorie a persona, superando città come Roma o Milano, pur mantenendo un menu prevalentemente a base di pesce.
Antipasti e primi: il mare apre le danze
Il viaggio culinario della notte di San Silvestro inizia quasi sempre con un antipasto che profuma di mare. Sulle tavole compaiono tartine di salmone, ostriche, cannolicchi, datteri di mare, tartufi di mare e caviale. La regola è una sola: crudo, purché di qualità eccellente. Si tratta di un’apertura raffinata, apparentemente leggera, ma dal costo sempre più elevato, vista l’impennata dei prezzi nelle pescherie cittadine.
Dopo l’antipasto, il cenone entra nel vivo con i primi piatti, che spesso non si limitano a una sola portata. Immancabile lo spaghetto a vongole, vero simbolo della tradizione napoletana, affiancato talvolta da versioni più ricche con astice o da vermicelli con vongole e gamberone. Non mancano, però, interpretazioni più elaborate: ravioli di pesce o lasagna di pesce spada trovano spazio soprattutto sulle tavole di chi ama unire tradizione e sperimentazione, restando fedele al menu di mare.
Secondi piatti e contorni: la tradizione non si discute
I secondi rappresentano il cuore più identitario del cenone. Il capitone e il baccalà, entrambi fritti, sono protagonisti indiscussi. Accanto a loro compaiono lo stoccafisso con olive e l’orata al forno con patate. Vale la pena ricordare una distinzione spesso ignorata: baccalà e stoccafisso derivano dallo stesso pesce, il merluzzo, ma vengono conservati in modo diverso, rispettivamente sotto sale o essiccati all’aria.
A completare il quadro, non manca quasi mai una frittura di paranza o una fritturina di calamari, mentre aragosta e gamberoni restano un lusso per pochi. Nelle famiglie numerose è frequente che si opti per piccoli assaggi condivisi, trasformando la cena in un vero percorso degustativo.
Tra i contorni spiccano l’insalata di rinforzo e i broccoli al limone, già presenti sulla tavola della Vigilia di Natale. L’insalata di rinforzo, a base di verdure e sottaceti, è spesso oggetto di ironia: si dice che resti intatta fino a diventare immangiabile. In realtà, non mancano i suoi estimatori, fedeli a un contorno che racconta la storia della cucina napoletana.
Dolci e rituali di mezzanotte
Il finale è affidato ai dolci, un trionfo di tradizione. Prima della mezzanotte arriva lo “spasso”, con frutta secca come noccioline e pistacchi. Poi entrano in scena i grandi classici: roccocò, struffoli, susamielli, mustacciuoli, paste reali e sapienza. Accanto a questi, il panettone ha ormai conquistato anche Napoli, così come la pastiera, dolce pasquale che ha superato da tempo i confini stagionali.
Dopo il brindisi, spazio infine alle lenticchie e al cotechino, simboli di buon auspicio. Una consuetudine relativamente recente, ma ormai parte integrante del cenone di San Silvestro made in Napoli, dove il nuovo anno inizia sempre a tavola, tra abbondanza, convivialità e tradizione.