A più di due anni dalla morte di Rosario Samperi, il 46enne rinvenuto senza vita il 17 agosto 2023 sotto il Ponte Petrolo, in Sicilia, il quadro investigativo appare tutt’altro che definito. Al contrario, con il passare del tempo emergono nuove incongruenze che sembrano allontanare, invece di avvicinare, la verità su quanto accaduto.
Un caso che fin dall’inizio ha suscitato perplessità, interrogativi e richieste di chiarimento, oggi si trova al centro di una rivelazione che rischia di minare alle fondamenta l’intero impianto delle indagini.
Per oltre due anni i legali della famiglia Samperi hanno avanzato istanze formali, reiterate e puntuali, per accedere alla documentazione tecnica relativa agli accertamenti effettuati sul luogo del ritrovamento del corpo.
In particolare, veniva chiesta la visione dei rilievi che, secondo quanto indicato negli atti ufficiali, sarebbero stati eseguiti dalla Sezione Operativa della Compagnia dei Carabinieri di Taormina. Una richiesta legittima, necessaria per comprendere le modalità con cui è stata ricostruita la dinamica di una morte tanto improvvisa quanto irreversibile.
La svolta inattesa: “nessun rilievo tecnico è mai stato eseguito”
La svolta arriva solo ora, a distanza di oltre due anni, attraverso una nota ufficiale della Stazione dei Carabinieri di Graniti. Un documento che mette nero su bianco una circostanza di straordinaria gravità: contrariamente a quanto indicato negli atti, nessun rilievo tecnico è mai stato effettuato sulla scena della morte di Rosario Samperi.
Non si tratta di una mancanza marginale o di un’irregolarità formale. L’assenza totale di accertamenti tecnici in un caso di morte avvenuta in circostanze complesse rappresenta un vuoto investigativo difficilmente giustificabile.
Rilievi ambientali, fotografici, metrici e scientifici costituiscono infatti la base imprescindibile per qualsiasi indagine che ambisca a stabilire i fatti con precisione e affidabilità.
Ombre sull’attività investigativa e atti che si contraddicono
La rivelazione contenuta nella nota ufficiale non solo solleva interrogativi inquietanti sulle modalità operative adottate dagli inquirenti intervenuti sul posto, ma entra in palese contraddizione con quanto formalmente riportato nei documenti dell’indagine.
Una discrepanza che alimenta dubbi profondi sulla correttezza dell’iter seguito e sulla reale volontà di approfondire ogni possibile scenario.
In un contesto tanto delicato, l’assenza di rilievi tecnici rischia di compromettere irrimediabilmente la ricostruzione dei fatti, rendendo difficile – se non impossibile – accertare responsabilità, dinamiche e circostanze. Un approccio che appare, agli occhi di chi chiede giustizia, superficiale, lacunoso e metodologicamente inaccettabile.
La famiglia non si arrende: “La verità deve emergere”
Se qualcuno ha interpretato il silenzio della famiglia come una forma di rassegnazione, la realtà è ben diversa. I familiari di Rosario Samperi non intendono arretrare di un passo. La loro determinazione resta intatta: continuare a lottare finché la verità, quella autentica e completa, non verrà finalmente alla luce.
Un caso che, a oltre due anni di distanza, non chiede solo risposte, ma impone una riflessione profonda sul valore delle indagini, sul rispetto dovuto alle vittime e sulla credibilità delle istituzioni chiamate a fare chiarezza. Nel nome di Rosario Samperi, una storia che non può e non deve restare sospesa nel dubbio.