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Dal San Paolo arriva un bruttissimo segnale: azzurri spenti ed Atalanta meritatamente vittoriosa

Napoli - AtalantaInizia nel peggior dei modi il “ciclo di fuoco” di 4 partite in 10 giorni con una inaspettata, ma meritata, sconfitta casalinga contro la bella Atalanta di Gasperini, che comincia, legittimamente, a sognare qualcosa in più dell’Europa League. In un solo colpo gli azzurri interrompono la lunga striscia di 14 risultati utili consecutivi in campionato, non segnano per la prima volta in questa stagione tra le mura amiche (l’unico precedente era lo 0 – 0 in Champions contro la Dinamo) e vedono allontanarsi, forse, definitivamente, soprattutto in caso di successo della Roma a San Siro, la possibilità di agguantare il secondo posto. Eppure, le premesse per un bel pomeriggio c’erano tutte, con lo stadio gremito e con un’Atalanta scesa in Campania per giocarsela a viso aperto.

Sarri schiera l’undici di base con l’unica eccezione di Maksimovic al posto del diffidato Koulibaly ma già dall’ avvio si comprende che non sarà facile avere la meglio sugli ospiti. Infatti, gli azzurri, pur comandando il gioco con la loro consueta manovra, non riescono mai a farlo con la dovuta velocità di esecuzione, ben imbrigliati dagli orobici, che concedono solo un tiro ad Insigne, spentosi sulla parte alta della traversa. La svolta, in negativo, avviene al 28’, quando Caldara, da un corner, sfrutta l’ennesima amnesia difensiva dei partenopei, portando in vantaggio i suoi.

Da allora, sempre a ritmi blandi e con poche idee, i padroni di casa riescono ad impensierire Berisha solo con Mertens, che da buona posizione spreca la sua unica occasione di tutta la gara, e con una punizione del solito Insigne, che l’estremo difensore nerazzurro smanaccia sul palo alla sua destra.

Ma il peggio deve ancora arrivare. Nella ripresa, né l’ingresso di Milik per un abulico Hamsik né la superiorità numerica, dovuta ad un’ingenua espulsione di Kessie, sprona gli azzurri che, anzi, subiscono il raddoppio con uno splendido gol, ancora una volta, di Caldara.

Ci si consenta di non indugiare ulteriormente sulla gara, un match dominato in lungo e in largo dall’ Atalanta, che ha dimostrato non solo di meritare la posizione in classifica ma anche di poter dare fastidio alle grandi, o presunte tali, per un posto in Champions.

Quanto agli azzurri, è l’ennesimo esame di maturità fallito, con un rendimento casalingo sempre più deficitario e con molti giocatori ben al di sotto dei loro standard, apparsi stanchi, molli e con la mente annebbiata, in più in un ambiente che sembra aver smarrito quell’unità di intenti che lo aveva contraddistinto fino alla gara del “Bernabeu”.

Se le premesse sono queste, il rischio di ritrovarsi l’8 marzo fuori da tutto non è una remota ipotesi ma una spaventosa e concreta realtà da prendere in considerazione.

Fonte Foto: Rete Internet

su Fabio Rea

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